Nel 1996 Franco Battiato firmava un’altra tappa della sua movimentata carriera.
Quando anni fa uscì L’imboscata e si presentò con un brano come La cura, molti dei suoi fans non riconoscevano più Franco Battiato: impossibile immaginare tale poesia d’amore per un artista che nei 20 anni di carriera precedenti non ne aveva mai parlato in maniera così esplicita. Poi Strani Giorni ricondusse i loro fans a credere che Battiato non era diventato un romanticone infallibile, ma sempre quell’autore pronto a pungere (la canzone è un parlare ironico dei nostri giorni, ricorrendo anche a ricorsi storici), a stupire con la sua musica sempre incredibilmente varia, e a subire le influenze da tutte le parti del mondo. Per fortuna La Cura è diventata un vero inno all’amore, quella poesia mai banale, ma intensa e pensata, che tutte le donne vorrebbero sentirsi dedicare (anche se Battiato ha affermato di reputarla troppo commerciale…).Tanti gli elementi portanti di questo disco, di cui sicuramente uno è la varietà delle lingue utilizzate: Franco battiato, forte della sua conoscenza multilingue, qui canta in greco (Di passaggio, anche questa una canzone dedita alle riflessioni sui tempi che corrono), in tedesco (Ein tag aus dem leben kleinen johannes, con la quale apriva in modo tenebroso i concerti dell’ “Imboscata Tour”, e anche nell’intro di Splendide previsioni), portoghese (Segunda Feira, interessante impersonificazione di queste 2 parole in una sensuale donna, vista da Franco come “un nome d’incanto” che però in Portogallo “è un lunedì soltanto…”) e ovviamente inglese (in Strani giorni, in cui la voce, in inglese, della corista si intreccia con quella di Battiato, in italiano, e Amata solitudine, importante riflessione sul reale bisogno di un uomo di di avere una persona accanto, ma che invece si ritrova a riaprire gli occhi e rivedere il cielo senza di lei).
Per il resto, Memorie di Giulia è un triste ricordo di una giovane ragazza scomparsa (su una musica tenebrosa e angosciante), Ecco com’è che va il mondo è una parodia di una prostituta (con immagini molto forti dipinte da un Battiato molto esplicito) che porta all’inesorabile conclusione che la vita è una ruota che gira, e bisogna stare attenti a sbilanciarsi in giudizi troppo decisi, anche quando questi sembrano essere indiscutibili.
Serial Killer chiude con un’altra importante meditazione, che indico citando semplicemente una frase: “…non devi avere paura del coltello che porto tra i denti, e agito il fucile come emblema virile, non avere paura della mia 38 né delle mie bombe… di questo devi avere paura: io sono un uomo come te!”.
Ma attenzione, tutte queste riflessioni e intensità nei testi sono accompagnate da un sound tutt’altro che “d’accompagnamento”, ma miscelato perfettamente con la forza delle parole: i suoni sono molto elettrici, con quella dose di sperimentazione del vero Battiato, che porta con sé le influenze venute da tutto il mondo, dal Portogallo all’Oriente. La forza della sua musica è spesso capace di offuscare il significato delle canzoni, più comprensibili ad un decimo ascolto che al primo. A distanza di anni, sapendo che dopo ci sarebbe stato un album Rock e psichedelico come Gommalacca, possiamo vedere “L’imboscata” come una precisa strada intrapresa per portare i suoi fans non bruscamente (pensate senza L’imboscata cosa sarebbe stato Gommalacca col suo andirivieni di chitarre acide e ritmi volteggianti, agli occhi dei i suopotremo poi vedere ancora con le strade prese in Ferro Battuto e i due album Fleurs di cover: Battiato è un artista sempre capace di stupire, e per lui è impensabile starsene fermo su un solo punto di vista della musica. Battiato è uno di quelli che pensa che la musica è così varia e interessante che finché c’è vita bisogna infilare il proprio naso in più posti e mondi culturali possibili. Uno di quei casi in cui la musica non viene da un artificiale studio, ma dall’esperienza di suoni e culture differenti, per ricordarci che la musica è prima di tutto arte.