Agosto 2007


Simpatica e dolce Gianna Nannini al Wind Music Awards, premiatissima per il suo “Grazie”, album rivelazione dello scorso anno.

Intervistato da Repubblica da Edmondo Berselli (clicca qui per leggerla sul sito di Repubblica), Zucchero ha chiarito a suo modo l’episodio sbattuto su tutti i giornali che lo ha reso protagonista in negativo (per alcuni in positivo!) di fronte al suo pubblico e non solo. Riflessioni, contrasti e contraddizzioni di un artista da sempre sospeso tra due mondi, tra sacro e profano, tra bene e male, tra destra e sinistra…

Gli insulti lanciati da Sugar Fornaciari verso una signora che mandava gli sms (e che gli avrebbe fatto il dito medio), sono da lui minimizzati, dicendo che quelle parole sono parole che si dicono tra amici, che usa anche con il pubblico sia per spronarli, sia per instaurare quel rapporto diretto che lui è abituato ad avere con le persone.

Nella ammissione di avere un po’ esagerato, ci sono anche alcune smentite, come quella di aver bevuto prima del concerto (”bevo solo acqua a pranzo, non mi faccio di coca, mi sono fatto due spinelli in vita mia perché non li reggo, e bevo vino soltanto a cena, e dopo i concerti”), che la gente non si sarebbe divertita (”accanto alla gente che cenava e che era intenta in tutt’altro tranne che a sentire la mia musica, c’erano persone che apprezzavano, ballavano e applaudivano, tanto è che ho fatto due bis”), che non avrebbe preso tutti quei soldi che i giornali dicono (”ho preso 180mila dollari, e non 300mila euro”).

Sull’argomento possiamo solo aggiungere che conosciamo Zucchero, e la sua schiettezza è indiscutibile, come indicutibile è la sua sincerità con la gente che lo circonda. Solo che questo essere diretto e sincero, per uno dello spettacolo come lui – che tra l’altro è eretto a mito da migliaia di giovani e adulti di tutto il mondo (non scordiamoci i 27 milioni di dischi venduti e i concerti sold out dall’86 ad oggi) – andrebbe spesso controllato in maniera più razionale e intelligente.

D’altronde come nella vita tutti noi abbiamo delle regole e non possiamo fare come ci pare, Sugar non può – anche con tutto l’amore del mondo – dire “Bagascione, lavandino, troione”, a gente che ha pagato per essere lì, in una serata dove prendi 150mila euro, una cifra che non dico un operaio, ma anche un dirigente aziendale, non vede nemmeno in due anni di lavoro dalle 8 alle 8 tutti i giorni.

Nel comprensibile stress di un lavoro non difficile, ma difficilissimo, come quello del cantante e di una persona che deve reggere dei ritmi altissimi per suonare tutti i giorni e viaggiare in tutto il mondo senza mai fermarsi (e quando si viaggia per concerti, non si va certo a vedere monumenti o musei…) , ci deve essere però il profondo rispetto per la “gente comune”, per coloro che lavorano tutta la vita per guadagnare un centesimo di quello che si guadagna in un settore troppo spesso inflazionato come quello dello spettacolo.

Non scordiamoci che la musica deve essere arte. Il musicista deve avere sensibilità. E probabilmente proprio per questo si è incazzato (oops) Zucchero, perché è un personaggio che, pur stando con i piedi ben dentro questo sistema (tanto da essere invitato a Cala di Volpe per un concerto per ricchi), tiene ancora all’aspetto artistico, ai particolari, alle piccole cose. Ed è proprio questo eterno conflitto tra il Fornaciari “artistico” e il Fornaciari che tiene comunque al business e allo stare sempre sulla cresta dell’onda, che crea delle contraddizioni sì stimolanti, ma anche discutibili.

Uno Zucchero tutto spostato verso le sue effettive volontà artistiche, lo porterebbe probabilmente a ricalcare le carriere di un De Gregori, di un Fossati, se non di un Guccini. Lo Zucchero che però vuole stare “dentro” al grande business star (e i duetti impossibili ne sono la dimostrazione) fa sì che però rimanga in questo contesto, che vada ad ocheggiare in playback in varie trasmissioni, insieme invece ai bellissimi concerti che fa con musicisti come Sancious e Polo Jones, che faccia uscire un disco ogni 3 anni soltanto, e che invece non possa uscirsene da un giorno ad un altro con un album omaggio a un artista, ad esempio (”perché non vende…”).

Lo Zucchero delle contraddizioni, di quello che sta con un piede da una parte, con l’altro piede dall’altra. Lo Zucchero che se stesse solo probabilmente canterebbe Blues con Clapton, Solomon Burke e tutti i suoi stimati amici, ma che poi deve vendere con “Un Kilo” (uno dei brani punta di un buon album come Fly), e che fa i video per Mtv. Lo Zucchero che probabilmente vorrebbe dire quanto è “baboomba” mr Bush, ma che poi deve ringraziare le multinazionali discografiche per aver dato voce a un artista così importante come è lui. Lo Zucchero che vorrebbe che gli emergenti non fossero quelli della “bella faccetta” e del “primo disco di successo a tutti i costi”, ma che poi non invita i giovani in cui crede a suonare con lui, o ad aiutarli ad emergere (pensate a Battiato, che ad ogni tour si fa accompagnare da band emergenti, o che scrive pezzi per artisti sconosciuti), e magari scrive 11 brani dei 12 che compongono la tracklist del primo disco della talentuosa figlia Irene, e gli affianca anche managment, musicisti e ufficio stampa, così, di colpo, al lavoro di esordio.

Lo Zucchero che dovrebbe e potrebbe stare a Musicultura piuttosto che al Festivalbar, che potrebbe cantare con un Corey Harris o con un Morgan piuttosto che con i più grandi nomi sul mercato. Lo Zucchero che andò a tributare De Andrè a Genova, spogliato di sé stesso, addirittura rasato di capelli, e che regalò una “Ho Visto Nina Volare” di rara intensità… insieme allo Zucchero di Top of The Pops o dei grandi galà televisivi (telegatti, festival dellapubblicità, e così via). Quello dell’essere diretti e schietti, e quello degli avvocati pronti a cancellare pagine web dove si parla di lui, quello che apprezza il suo pubblico, ma poi manda lettere di “gentile invito” a chiudere il sito creato da un semplice fan (come successe per il “Bluesoul” di Andrea Piani).

A Cala di Volpe così, è andato in scena quello Sugar Fornaciari sospeso tra due mondi, che in Italia si potrebbe definire “tra destra e sinistra”, in quell’insulsa classificazione che si usa purtroppo fare da parecchio tempo, e che Gaber (uno che ha sacrificato molto per essere davvero libero) ha descritto nel capolavoro “Destra Sinistra”. Lo Zucchero che si schifa per il modo di fare dei vip (come se non sapesse che certa gente non ha alcuna sensibilità per il concerto, ma è più intenta a far vedere lo sbrilluccichio delle perle al collo, e delle proprie belle tette piene), e che però decide di dedicargli un concerto, lo Zucchero che insulta la signora dei messaggini, scordandosi di aver accettato che una persona paghi mille euro per un suo concerto (pensate a un De André: lo avrebbe mai fatto o permesso?). Lo Zucchero che il giorno dopo dice cose giuste, ma il giorno prima ne ha dette di sbagliate, quello delle smentite, quello della comunicazione non sempre chiara. Il grande bluesman che parla al telefono dicendosi “ciao troione”, dimenticando che la gente che era lì non era composta da suoi amici, e quindi non era degna della parola “troione”.

Un invito per Sugar, che Livecity ha dimostrato di apprezzare con numerose recensioni e critiche positive: che decida una volta per tutte dove stare, che faccia delle rinunce anche, e scoprirà che “è proprio nella rinuncia la scoperta del mondo che si vuole”. Limando le cose che non si vogliono, e seguendo solo quello per cui si sente di vivere ed agire, verranno fuori solo gli aspetti positivi di una persona, e probabilmente la gente comincerà a capirti davvero per quello che sei, senza eccessive sfumature, che alla fine accecano, sorprendono, stupiscono, ma non lasciano nessun colore in particolare. Ecco, a Zucchero un semplice invito: decidi una volta per tutte di che colore sei.

E, in tutto questo, un solo dispiacere: che si parli troppo spesso del suo personaggio, e sempre meno della sua musica, che effettivamente andrebbe rivalutata anche a livello critico, ed elevata al pari di altri grandissimi artisti. Che proprio queste contraddizioni pesini poi sul giudizio artistico?

Il punto di vista di Franco Bomprezzi, Affari italiani: Leggi qui

Il punto di vista di Dagospia

Un disco a tema sulla musica latina che ci può stare, anche se alla fine il rischio è di omaggiare una musica pseudo-tale, peccando di mancanza di autenticità. (continua…)

Dopo Gommalacca arriva Fleurs, disco di cover tra classicismo e elettronica di Franco Battiato, che omaggia de André, Tenco, Endrigo, ma anche i Rolling Stones, Aznavour e Jacques Brel. E sempre con un proprio stile.La cover è uno strumento artistico che divide sempre critica e pubblico. Se da una parte può rappresentare una carenza di idee, dall’altra può invece indicare un preciso momento in cui si sente l’esigenza di rendere omaggio a chi ha formato il proprio background musicale e le svolte artistiche dagli esordi al presente.

Per Battiato anche la cover rappresenta però una sfida da vincere. Stravolge le carte, rende degli schemi melodico-armonici lontani dal suo stile dei brani calzanti al proprio corpo, e veste con eleganza qualsiasi abito.

La verità è che qualsiasi artista che si mette di fronte a una canzone di un altro dovrebbe spogliarsi e mettersi nudo, e scegliere ogni singolo indumento da zero. Rendersi umili, senza avere la pretesa di fare una canzone “migliore”, ma solo di farla “diversa”, e soprattutto “propria”. Ecco che la “Ruby tuesday” di Battiato è una canzone completamente diversa, che si rimette al gusto del pubblico, dicendo: “questa è la mia visione di Ruby Tuesday, può non piacere, ma è coerente con il mio essere”. La voce di Franco non è quella di Mick Jagger, il Rock brillante degli Stones non c’è più, mentre un tappeto di pianoforte e violino accompagna l’intreccio vocale creato da Battiato, con due linee vocali sovrapposte (l’una controcanto dell’altra) e addirittura una voce soprano a bollare il brano come “classico” a tutti gli effetti. Era davvero difficile fare un’opera del genere, visto che quando si cambiano così le carte si tende a rendere pacchiana una versione rispetto all’altra, e a creare anche sensazioni di disgusto. Qui bisogna dire che, pur nella enorme diversità, Ruby Tuesday rimane splendida (tanto è che troviamo addirittura questa versione in qualche film di Holliwood, colpiti dalla versione del nostro Franco).

Gusto che l’artista siciliano ha in ogni cosa che fa. Lo ha quando riarrangia “La Canzone dell’amore perduto”, e quando riadatta l’immortale “Amore che vieni, amore che vai”, entrambe di Fabrizio De André. Rispetto al cantato profondo e lungo di De André, Battiato si limita a tenersi educato, con totale assenza di melodrammaticità, e affidando piuttosto alla musica il compito di dare delle sensazioni più forti.

Ed io tra di voi, La canzone dei vecchi amanti, Aria di neve, Te loleggo negli occhi, e i due inediti Medievale e Invito al viaggio, fanno di Fleurs uno dei dischi più poetici, dolci, pacati e rilassanti della sua carriera, donando emozioni e forti battiti in pù riprese. Invito al viaggio, in particolare, vede uno Sgalambro (coautore del brano) particolamente smaltato, a chiudere così questo riuscitissimo disco:

“Ti invito al viaggio, in quel paese che ti somiglia tanto. I soli languidi dei suoi cieli annebbiati hanno per il mio spirito l’incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto é ordine e bellezza, calma e voluttà. Il mondo s’addormenta in una calda luce di giacinto e d’oro. Dormono pigramente i vascelli vagabondi arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri…”

Colgo l’occasione per invitarvi a leggere il reportage del concerto di sabato scorso di Franco Battiato all’Auditorium: http://www.livecity.it/2007/07/29/reportage-franco-battiato-allauditorium-parco-della-musica/