Troppo lungo e per questo a tratti claustrofobico, Across The Universe è però un film imperdibile per gli amanti della buona musica e del cinema di immaginazione, fantasia e poesia. Leggi l’articolo completo
Archivio Mensile: novembre 2007
Il nascondiglio… Pupi Avati riscopre la classe nell’horror
Pupi Avati, per i giovani più noto per delle commedie troppo spesso poco riuscite, torna al suo antico amore, il film horror. Questo, che è più un thriller con reminiscenze fantascientifiche, è comunque un grandissimo ritorno. Anche se il cast e il team è iper-internazionale, il cinema italiano riesce ancora a regalare una pellicola pura, di genere, che abbia in sé una prova d’autore elevata assieme all’arrivabilità verso grande pubblico. Un film denso di atmosfere, attento ai particolari e dedito al recupero delle suggestioni di un cinema probabilmente ormai inutilizzato. Leggi l’articolo completo
Venditti è tornato col nuovo cd “dalla pelle al cuore”, e piace.
Antonello Venditti: come ridare le “antiche emozioni” al proprio pubblico. Ritorno da standing ovation per il cantautore romano, con 9 riuscitissime tracce da “Dalle pelle al cuore”. Leggi l’articolo completo
Zucchero sta bene
Era dal 2 marzo 1999 che Zucchero Sugar Fornaciari non veniva a Roma. Il “palaeur” è diventato “palalottomatica” (”ma secondo me hanno cambiato solo il nome, i bassi volano incontrollati come tacchini“), il suo pubblico di aficionados non lo ha abbandonato: è un po’ invecchiato, chi aveva 17 anni ora ne ha 25, e i quarantenni vanno per i 50.
Due concerti speculari, con la seconda data caratterizzata da un’accoglienza del pubblico molto più calda e avvolgente della prima. La base della band storica c’è, ed è formata dall’asse David Sancious – Polo Jones – Mario Schilirò. La scaletta vede un bel po’ di novità a segnare un nuovo percorso musicale preso da Zucchero, rischioso ma dovuto per evitare essere identificato sempre e soltanto con i pezzi di 15 anni fa e non con le molte nuove cose valide che ha sfornato l’artista emiliano. Due belle sessions di due ore ciascuna, uno Zucchero ringiovanito, dimagrito e pimpante come un ragazzino.

foto di Alfredo Lando
Il concerto si apre con Zucchero seduto sul trono, quello del “re del blues” (che altro che non è che un giochino per il marketing), come è stato spesso chiamato, nei cartelloni pubblicitari e in diversi articoli di giornali. Di Blues, nella pura accezione del termine, ce ne è davvero poco, ma il soul e il groove dell’artista, che con una voce calda e antisonante incanta letteralmente la platea, fanno di tutto per “giustificare” una simile definizione. Dune Mosse è la solita inobliabile ballad che fu voluta interpretare da Miles Davis in persona, mentre Occhi e Quanti anni ho altro non sono che due belle canzoni italiane mischiato a del bel sound stile states, in quello speciale amalgama tra melodia pura italiana e suoni americani tanti cari a Sugar, e in generale alla “via emilia” (da Ligabue a Vasco Rossi).
L’incontro tra i due Paesi funziona, ed ha sempre funzionato. L’Italia è probabilmente l’unico Paese al mondo che è riuscito a riprendere il sound e lo stile della musica a stelle e striscie (indubbia dominatrice dai ‘60 in poi) reinterpretandolo in una chiave mediterranea personale e spesso molto suggestiva (Litifiba probabilmente i più grandi).
Zucchero ha riempito 98 date per il mondo prima di tornare in Italia, ripartendo da quella Roma che, insieme a Napoli, lo ha ignorato negli ultimi anni (allo Shake Tour fece flop al Neapolis Festival di Bagnoli,e allo Stadio Flaminio di Roma, mentre anche in Bluesugar il ritorno vicino Roma andò male con un catastrofico concerto al capiente stadio di Tuscania, praticamente vuoto e per pochi intimi).
Probabilmente il bagno di umiltà ha fatto bene a Zucchero, che raccoglie i semi di canzoni al di sopra del livello generale odierno, con un riscontro di pubblico eccezionale. Fly ha un pugno di canzoni amabili dalla prima all’ultima, e il cd in uscita “All the best“, contiene alcune interpretazioni che già hanno avuto la consacrazione di artisti come Sam moore e Eric Clapton, colpiti dalla versione di “You Are So Beautiful”. Tra queste intepretazioni una cover completamente riarrangiata da Sugar (quasi irriconoscibile) dei Phd, chiamata “Tutti i colori della mia vita“, che si candida ad avere il successo di singoli come Baila, Blue e Menta e Rosmarino: è incalzante, gioiosa, leggera, piena di suoni, armonicamente perfetta, melodicamente curata, con la voce “à la Zucchero”, più vera, pura e sentita che mai (ricorda la calda interpretazione di “Niente da Perdere”). Ascoltare per credere, dal 23 novembre.
Con You Are So Beautiful di Billy Preston (fedele alla versione di Joe Cocker), Sugar conclude entrambe le date romane, ma prima della fine dei concerti ce ne sono di emozioni da vivere. Infatti oltre a far scatenare la folla (causando anche litigi tra chi si è alzato facendo letteralmente volare le sedie per essere sotto al palco e toccare con mano uno Zucchero sudatissimo e provato da un grande sforzo emotivo e professionale) con “Solo una sana” (fomentante), “Baila” (perfetta), “Overdose” (sempreverde), “Diavolo in me” (funkyssima!), dona delle chicche piuttosto esclusive, come “Nel Così Blu”, “Indaco dagli Occhi del Cielo” e “It’s all right”.
Poi “Diamante”, “il Volo”, “Hey Man”,Cuba Libre, “Pronto”, “Un Kilo”, “E’ Delicato”. Nella scaletta sarebbero previste anche Blu, Eccetera Eccetera, Menta e Rosmarino, Madre Dolcissima e altri capolavori della storia di Zucchero, ma ormai la carriera e la discografia alle sue spalle lo portano a fare delle scelte anche dolorose. C’è “Così Celeste” (sacra e profana), ma manca un pezzo come “Iruben Me” (forse il pezzo più grande mai costruito da Fornaciari, da cui nacqua un’esibizione live al Cremlino con un solo di Andrea Braido che rimane tutt’oggi alla storia, visionabile su youtube).
C’è lo splendido omaggio a Pavarotti in “Miserere” con la standing ovation sul il canto voluminoso dell’amato tenore, c’è “Wonderful World”, che ancora vive sulle note regalate da Clapton nell’89, ma la folla certo vorrebbe sentire anche “Pippo” e “Non ti sopporto più”, “Voodoo”, “Music in Me” e “You Make Me Feel Loved”. Ma sarebbe veramente impossibile accontentare tutti.
Tra le chicche è sorprendente la scelta de “L’urlo“, sicuramente selezionata per la forza dal vivo che indubbiamente ha, forte delle percussioni martellanti e dall’incedere frenetico dipinti da Adriano Molinari (incisivo, un vero metronomo), dell’organo Hammond di Sancious, e del fatidico urlo di Zucchero nella parte finale.
Sugar ha riempito due date al palalottomatica, uno che composto le canzoni che ha composto meriterebbe un numero almeno pari al più quotato (da 8 anni, e in Italia) Ligabue, che si presenterà proprio qui per ben 7 date, all sold out (congratulations).
I giovani purtroppo hanno scelto di essere da altre parti, a Zucchero il tempo e la voglia (per forza necessari) di analizzare il motivo della totale assenza di ragazzi di età inferiore ai 20 anni, quei “teenagers” che 10 anni fa si avvicinavano al Blues ruspante di Zucchero grazie a “Voodoo Voodoo” e “Per Colpa di Chi?”, ma che oggi sembrano più interessati alle suonerie di “Happy Hour” e “Under My Umbrella” e che disertano i suoi concerti. Se queste son le scelte dei giovani di oggi, probabilmente per Zucchero deve essere un orgoglio non aver questo ramo del target di pubblico italiano!
Alla prossima, Sugar, e sempre “viva il blues”, perché prima di un genere musicale è uno stato d’animo. E Zucchero lo ha e lo sente davvero dentro, anche se le sue canzoni sono pregne di melodia italiana. La sensazioni è che vedremo uno Zucchero sempre più concentrato in futuro, capace di canalizzare gli sforzi della sua voce invecchiata come il buon vino in interpretazioni adatte alla sua veste di artista internazionale quale oggi è (le vendite ormai si spartiscono tra il 40 % in Italia e il 60% all’estero, e il tour vede giusto un mese su 10 nel Belpaese). Con la speranza di non perdere uno dei talenti maggiori che abbiamo, seppur bistrattato da certi rami dei mass media e del grande pubblico, un arrivederci nella capitale a Zucchero Sugar Fornaciari.
Federico Armeni

foto di Alfredo Lando
Stasera Zucchero
L’emotività la si lascia sempre dentro di sé, quando si parla di professione e di “blog seri”, ma non nascondo il fermento che sento per il concerto di stasera di Zucchero Fornaciari, uno che, nonostante tutto, suscita in me piacevolissimi ricordi, emozioni vere, canti di gioia e sorrisi, ai concerti e in casa, quando quel “funky gallo… come sono bello stamattina!” risuonava in tutte le stanze della casa, facendo imbufalire tutta la famiglia…
Ci sarò anche domani, una doppia data romana in cui spero anche di poter fare una piacevole chiacchierata con lui. Vi terrò aggiornati sul suo stato di forma.

Vanessa Carlton sbaglia disco
Scialberie Pop alla Britney Spears: cambia l’immagine, rimane il succo (appunto: insipidamente “poppy”) Leggi l’articolo completo