Dicembre 2007


In questi giorni di festa sono immerso nel lavoro più lavoro che si possa immaginare.

Una mia sceneggiatura sta partendo come progetto ufficiale in un cortometraggio grazie alla dedizione, alla passione – e ora che sto avendo il piacere di lavorarci – la professionalità di di Luigi M. Marani, regista del progetto.

Sono giorni intensi di lavoro, la fase di pre-produzione è quella che psicologicamente prende di più, e in cui non c’è appagamento da risultato. La fase più tosta.

I giorni delle riprese sono quelli adrenalinici, che sfiancano fisicamente, ma che danno tanto come riscontro.

Devo quindi già ringraziare per questi giorni di festa dedicati al lavoro Cristiano De Vincenzi, direttore della Fotografia, e Davide Murri, Direttore di Produzione.

Keep in touch, vi terrò aggiornato sugli sforzi e i riscontri di questo bel lavoro. Dal titolo ai contenuti, agli sviluppi dello stesso.

E, ovviamente, auguri per il nuovo anno…

Sono state esposte quasi 20 giorni le fotografie fatte ad artisti del Rock e del Jazz italiani e internazionali lungo i miei primi 6 anni di critica musicale.

Il Live è sempre una porzione fondamentale dell’esperienza giornalistica, e serve a non far perdere il punto di contatto tra la musica suonata e quella studio. Un artista dal vivo è una cosa, in studio un’altra. Sono punti di vista completamente differenti, e l’ascolto stesso è una esperienza differente.

Essere a contatto con Joe Cocker, Patti Smith, Battiato, Khaled, Zucchero dà sicuramente qualcosa, e ringrazio tutti coloro che son andati a vedere l’esposizione al tendone dedicato alla musica dell’Eur Torrino.

Colgo l’occasione per ringraziare “Epikronos” per avermi chiamato nelle doppie vesti di fotografo / giornalista, capendo che chi fa questo mestiere oggi può davvero fare cose diverse… o forse è costretto dall’ordine (disordine) delle cose.

La giornata sul Blues è stata una cosa bella e unica, speriamo di rifarla e esportarla altrove e presto.

altre foto:

http://www.flickr.com/photos/federicofharid/1746587143/ 

Questi giorni fioccano su livecity.it recensioni sui “padri del blues”. Ve le propongo sul blog. (continua…)

1911, nasce Robert Johnson. Dio se ne pentirà…
Se dovessimo scegliere un solo disco da portarci in un lungo viaggio, per ricordarci ogni giorno cosa è il blues, certamente porteremmo “The complete recordings” di Robert Johnson. Questa raccolta si presenta sottoforma di due cd con un libretto contenente biografia, foto (troverete anche la copia del certificato di morte…), testi, note discografiche e persino un commento scritto da Eric Clapton (”discovering Robert Johnson”) e uno da Keith Richards (”well this is it”).
Tutti i pezzi (41) sono registrati durante la sua breve vita (Robert Johnson nasce nel 1911, morirà all’età di 26 anni) in una stanza con un piccolo registratore artigianale, d’altronde per i tempi non poteva essere altrimenti. Tra questi brani molti si ripetono in più “versioni”: essendo il blues improvvisato, quando Robert Johnson andava a risuonare dei blues questi non potevano essere uguali identici.

Grazie ai testi resi disponibili dal libretto interno possiamo notare con precisione tutte le differenze testuali, e vedere come la memoria e l’istinto del musicista abbiano veramente agito. Anche nella musica ci sono diverse varianti e anche qui il mix tra voglia di reimprovvisare e migliorare il pezzo appena cantato e la necessità di rifarlo come prima, è formidabile.

Ecco che di pezzi come “Kind hearted woman blues”, “Cross road blues” e “Malted Milk” ne abbiamo due versioni e come nel caso di “Stop breakin down blues” le differenze sono più che evidenti. Il brano più rappresentativo del repertorio di Robert Johnson è “Sweet home Chicago”, sia per il tipico giro di accordi Blues che dei bassi della chitarra, sia per il cantato (trasportato, caldo, emotivamente coinvolto), sia per il testo, che descrive la situazione di sofferenza degli schiavi neri in quell’epoca ma con una speranza: quella di tornare in California, nella propria “dolce casa di Chicago”. Un capolavoro che verrà anche rifatto da Eric Clapton.
Un disco esclusivamente acustico (ricordiamo che siamo negli anni ‘30!) registrato con la sola voce e chitarra di questo genio della storia della musica, che è oggi riconosciuto come il principale fautore di un genere grazie al quale sono esistiti Elvis Presley, i Beatles e i Rolling Stones: il Blues.

Un solo dilemma: come diavolo faceva a suonare così in quell’epoca in cui certo la scuola di quella musica non esisteva? E come faceva a suonare in quel modo nonostante le condizioni sociali, fisiche ed economiche di Johnson? Domande che sembrano avvalorare la risposta data da diversi studiosi della musica Blues: che in uno dei desertici incroci stradali del Mississippi, Johnson abbia stretto un fedele patto con il Diavolo…

Non ho avuto tempo di comunicarlo, ma la professionalità ha vinto comunque, visto che alle 14e25 ho saputo che sarei dovuto recarmi alle 17 all’Eur Torrino per condurre un appassionante pomeriggio all’insegna del Blues.

Abbiamo visto dei filmati esclusivi, delle belle chicche musicali, da Ray Charles a John Lennon, da Muddy Waters ai Cream, e con il critico Marco Maimeri c’è stato un bel dibattito giornalistico sull’origine della Popular Music e dell’intera industria musicale del Secolo passato e presente: il Blues.

Una gran bella serata… a seguire il concerto dei “Prima” è stato fantastico, una riproduzione curata e fedele della musica dei geniali Pink Floyd.

All’Eur Torrino davvero una gran bella serata!

Alla fine, stanchi ma felici.

L’organizzazione del Torrino Festival e il Municpio di Roma Eur ci ha chiamato il giorno dopo (giovedì) per chiederci di ripetere il bellissimo pomeriggio organizzato negli spazi di Epikronos Eventi. Il giorno è sabato, cioè domani.

Unica cosa, è venerdì sera, e nessuno mi ha ancora confermato la cosa… vedrèm.

Queste alcune tracce del pomeriggio organizzato da Livecity.it sul Blues.

“Fra 4 anni, nel 2011 si potrà festeggiare un Secolo dalla nascita del Blues. Infatti nel 1911 nasceva Robert Johnson, colui che è considerato il padre fondatore per eccellenza del Blues, nonostante il Blues abbia avuto differenti padri, in diverse epoche ravvicinate, tra cui ancora pochissimi in vita, come B.B King e Buddy Guy. Allora i cambiamenti anche solo da un anno a un altro erano enormi, perché un artista, una canzone, un album, era capace di mettere a soqquadro l’intera scena musicale del momento.

 

Lo sconquasso che ha dato il blues é senza minimo paragone, perché è la prima vera forma di “popular music” nella storia dell’umanità, dove prima c’erano i canti di lavoro o di rivalsa sociale, dove c’erano i menestrelli di corte o i musicisti al servizio sempre e soltanto di elite e aristocratici, dove “nel mentre” si faceva musica classica in grande abbondanza in tutta Europa.

Quando si dice che il Rock nasce da Elvis Presley, e che il passo successivo sono i Beatles e i Rolling Stones da cui sono nati TUTTI i grandi gruppi della storia del rock dai Led Zeppelin ai Genesis, dagli Who a solisti come Carl Perkins, Tom Jones, Van Morrison, Joe Cocker e così via, significa dare i meriti della quasi intera discografia di quegli anni al BLUES.

 

Quel geniaccio di Elvis Presley prese infatti per la prima volta quella musica per farla bianca. Come? Dandogli immagine e dandogli un preciso scopo sociale. L’immagine sensuale, vibrante, energica di Elvis è icona, lo scopo che lui ha raggiunto è quello di dare voce a delle nuove generazioni che presto avrebbero iniziato la rivoluzione culturale moderna che ancora oggi viviamo nella contemporaneità. Quindi, usare quella struttura, quegli accordi, quei ritmi, e interpretando l’anima del Blues a proprio modo.

 

Un tentativo eslcusivo, unico: negli anni ’50, per la prima volta un bianco fa Blues, e crea il rock’and roll. Di lì ai Beatles sarebbero passati pochi anni, e di lì ai Rolling Stones mancava davvero un soffio. L’Inghilterra comincia a rispondere legandosi a doppio filo agli Stati Uniti, e avrebbe proseguito in questo dialogo / incontro e anche risposta /scontro per sempre. Se pensate ai Pink Floyd in Inghilterra e ai Beach Boys in California, capiamo come le differenzi sostanziali sotto il profilo musicale e culturale siano manifeste, nonostante la comune radice: appunto, il blues.

 

Qui siamo a far vedere dei filmati eslcusivi di musicisti che conoscete, coinvolti da un progetto di Martin Scorsese di rendere merito al Blues come vera radice della musica che gente come Clapton, Van Morrison, Jagger, Lennon (e così via), fanno. Ma anche quei nomi legati a questa radice che purtroppo in Italia nemmeno si conoscono. La collana per la precisione ha partorito ben 7 film diretti tra l’altro da grandissimi registi come Clint Eastwood e Wim Wenders.

 

Il fatto di non conoscere nomi apparentemente insignificanti come Skip James, Big Bill Broonzy, Son House, Blind Wille Johnson conferma tra l’altro l’eterno buco culturale del nostro paese, incapace di inculcare nozioni di didattica base come quelle delle origini della musica che ascoltiamo oggi. Il limite culturale di non soffermarsi sulle origini di un qualcosa, della cultura di quel qualcosa che l’Italia ha.

Se pensiamo che in Europa siamo il Paese con maggiore tradizione musicale, visto che nel Sud Italia abbiamo vissuto episodi musicali paramente interessanti a quello del Blues, e sicuramente molto più “elevati” rispetto al folklore spagnolo o alle boriose origini cantautorati francesi, dobbiamo solo che frustrarci per la tristezza. Un Paese incapace di rendere merito ai più di 100 strumenti che è riuscito a inventare di mano proprio, un Paese che è riuscito a buttare il dominio della musica nel mondo (ricordiamoci che Ray Charles e Aretha Franklin negli anni ’60 venivano a cantare a Sanremo, e in lingua italiana…), è evidente che non è interessato a capire la musica che viene dagli States e dalla Gran Bretagna, industria dominante e scrittrice dell’intera storia del Rock fino ad oggi (perché i vari Radiohead, Red hot chili peppers, White Stripes, Oasis, Coldplay, sempre da lì vengono).

 

Oggi è l’occasione non tanto per fare della didattica, ma per godere di episodi musicali avvincenti che non vedremo mai e poi mai in tv nonostante la loro fondamentale importanza, ma che dobbiamo quindi vederci qui insieme, come riuniti in una setta, come una èlite che vuole vedere qualcosa di diverso e interessante… anche se questo diverso e interessante dovrebbe essere la “quotidiana quotidianità”. Ma i nostri tg e speciali televisivi sulla musica sono troppo intenti a trasmettere servizi sugli amici di Vincenzo Mollica, di Mogol, e di tutti quei personaggi che usano la tv per trasmettere programmi con le loro canzoni in modo tale da ricevere un assegno siae più gonfio alla fine dell’anno!”

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