Nino D’angelo cresce, il suo pubblico no

Notte di grande musica all’Auditorium di Roma, dove Nino D’angelo e la sua band hanno regalato 2ore piene di grande musica tra etnica, world e popolare italiana. Peccato però che il 90% del pubblico non abbia fatto altro che urlare, gridare “grande Nino”, stramazzare cazzate e fischiare alla pecorara tutto il tempo. E l’auditorium si trasforma presto in stalla…

Sembrava una serata come le altre. Si entra, si prende il posto, si attendono i 10 minuti accademici, si guarda qualche gnocca qua e là, si cerca qualche divo (ma si scorge solo l’allisciato Marcello di Rai2), si sfoglia il programma del mese dell’Auditorium.

Ma appena le luci si abbassano un boato da leoni si alza, e l’intro della musica è quasi impercettibile. Canta Nino, che deve fare cenno al fonico di alzare i volumi. E’ purtroppo il preludio a una serata dove i musicisti si son dannati per proporre uno spettacolo all’altezza di un simil palcoscenico, ma dove la gente sarebbe stata soltanto intenta a chiacchierare e riprendere le canzoni con i cellulari.

D’angelo propone da subito bassi potenti, suoni elettrizzati, e una compattezza dell’orchestra assolutamente curata e di primo piano. Basso – batteria – tastiere tengono il passo, le due chitarre (acustica ed elettrica) incidono con le frasi tra mediterraneità arabeggiante e del suditalia, e i sax soprano e flauto traverso assottigliano l’atmosfera e gli arrangiamenti.

Si tratta dell’esecuzione di canzoni prese da tre dischi che sembrano fare da filo conduttore al nuovo D’angelo, quello apprezzato dalla grande critica: “O’ Schiavo e o’ re”, “Terra Nera”, e “Gioia Nova” (l’ultimissimo disco). L’intreccio con il passato storico dell’artista viene presto compiuto, con brani storici e immagini proiettate sul grande schermo che ritraggono un Nino D’angelo dal liscio e folto caschetto; così come lunga sarà anche la parentesi dedicata all’omaggio ai grandi della musica napoletana (si eseguono di fila pezzi come “Come facette mammeta”, “O’ sarracino” e “Ohi Vita Mia”).

Resta però chiaro come pezzi come “Jesce o sole” e “Senza giacca e cravatta” restino il pensiero cardine dell’artista da almeno una dozzina di anni a questa parte tanto è che il Nino nazionale afferma ai microfoni (in mezzo al frastuono, tanto è che Nino deve fare “shhhh” per poter azzittare i manifestanti…) come Peter Gabriel sia stato per lui una folgorazione a un certo punto della sua carriera, e come lo abbia influenzato totalmente senza abbandonarlo mai.

Tutta questa etnicità non è però stata colta da persone presenti in sala simili a scimmie o elefanti. Sembrava infatti di essere allo zoo, dove i rumori si accavallano, e i timpani sembrano irritarsi. Tre ragazze dietro a me ocheggiano con gli ultrasuoni al posto della voce (i loro “wuuu” mi hanno comportato le goccie alla camomilla al mio ritorno a casa), quelli di lato smuovevano le poltrone, quelli avanti commentavano e ridono in continuazione manco fosse Zelig.

Il tutto nel teatro della Sala Sinopoli, dove questi animali non si curano di cosa sia e per cosa sia stata fatta. Dispiace per Nino: la gente che era lì anche sotto consiglio di molti critici, si sarà sentita a disagio, e non ha certo potuto apprezzare musica da ascolto o un concerto di pura musica. Il clima era da stadio, il frastuono assolutamente da balera.

Resta quindi la certezza che Nino abbia confezionato uno spettacolo esportabile fuori con grande orgoglio, che sarà apprezzato a tutti i cultori della musica World e etnica, nonché della musica popolare e tradzionale italiana e napoletana (gli americani impazzirebbero). Bravo Nino quindi, ma certo il passato lo rincorrerà per sempre e sarà veramente difficile fare un concerto come un artista “normale”!

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2 risposte a Nino D’angelo cresce, il suo pubblico no

  1. I termini con cui vengono descritti i fans di Nino in questo articolo mi sembrano un po’ esagerati… Sicuramente in molti non hanno avuto un attegiamento corretto, dimenticandosi di stare in un teatro, ma mi sembra sia stata fatta un’ampia generalizzazione…Non sono tutti così ì fans di Nino, e soprattutto ci sono fans che apprezzano eccome la sua arte, quella di oggi quanto quella di ieri.

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