Tracklist da urlo per una delle artiste maggiori della storia della musica Rock italiana. Celebrazione del passato, ma legato al ritorno di fiamma degli ultimi riuscitissimi dischi.

Gianna Nannini è una che ha emozionato a livelli indefinibili, quando a fine ‘80 – inizio ‘90 sfornava hit formidabili come “Bello e Impossibile”, “I Maschi”, “Profumo”, “Latin Lover”, con quella sua voce strozzata e potente, e quel look da ragazza ribelle e anticonformista.
Il ritorno sulla cresta dell’onda grazie al capolavoro “grazie”, fa si che questo “best of” non sia una cartolina da inviare ai vecchi fans, né un tentativo di ricelebrarsi ricordando quanto di bello si è fatto in passato perché nel presente non si ha da dire nulla. Gianna con questo album unisce due filoni importanti della sua carriera, e anche se gli serviranno di nuovo diversi anni di pausa per risfornare un disco pieno di idee, varrà sicuramente la pena di aspettare.
L’umiltà di non continuare a battere il ferro quando è caldo, perché i fans sono talmente impazziti di te che si mangerebbero di tutto, è la forza di Gianna. E’ capace di fermarsi, e di dire: “mi prendo il tempo per fare qualcosa di buono”. Senza prendere in giro i fans e insistire su quel marketing fastidioso che ha ad esempio circondato Ligabue e Vasco Rossi.
Ecco che così questo doppio disco di raccolta di alcune tra le migliori canzoni della sua carriera (come dimenticare “Radio Baccano”, “Meravigliosa Creautura”, “Fotoromanza”?) non prende una buca, e fila liscia come una autostrada tedesca
Da regalare a qualsiasi trentenne nostalgico della grande musica degli anni ‘90, ma anche e sorpatutto a quei giovani che si sono avvicinati a Gianna grazie a “Io”, “Grazie” e “Dolente Pia”.
Con “Tutti i Colori della Mia Vita” Zucchero regala qualcosa più di un “best of”, che oltre a canzoni miracolate come “Senza una Donna”, “Diamante”, “Miserere”, contiene altre cover come “Nel Così Blu” (cover con testo italiano di “A Salty Dog”), “Amen” (da un pezzo degli Exile), “Wonderful Life” (di Black) e “You Are So Beautiful” (Billy Preston).

E’ solo il secondo Best of, a 10 anni dal primo, del ‘97. L’esigenza di fare una raccolta un po’ più corposa c’era, ma Sugar è voluto rimanere coerente al fatto che odia le compilation, e che se le fa vuole metterci qualcosa di nuovo. Dopo le esperienze positive delle rivistazioni di altri artisti, Zucchero decide che la sua voce può finalmente prestarsi ad altri brani, facendoli comparire in un disco ufficiale, addirittura in una raccolta. Soprattutto in periodo di magre artistiche, le cover funzionano sempre, e quando il gusto arrangiativo e la voce potente sono due caratteristiche fondamentali di un artista, allora queste cover possono avere una valenza anche più elevata della “classica” cover.
Dai tempi di “Ho visto Nina Volare” e “Un oceano di Silenzi”, infatti, l’artista emiliano fece capire come riesce ad adattare perfettamente i brani a sua immagine e somiglianza, rimanendo fedele al piglio artistico originale, ma donando sempre qualcosa di diverso. “Wonderful Life”, così semplice e con quella voce a tratti sporca ma sempre dolce, calda e avvolgente, è stato un buon passo artistico, e anche il successo radiofonico è stato notevole. Dopodiché c’è stata “Amen”, un puro omaggio alla musica Rock di fine anni ‘70, goliardica e avvincente, seppur non speciale. Niente a che vedere con “Tutti i colori della mia vita”, che riprendendo “I won’t let me down” dei Phd (già citati in “Dopo di noi”, da Bluesugar) , regala un brano difficile da poter togliere dal repertorio dei classici di Zucchero, sia perché la vena interpretativa è eccellente, sia perché il riarrangiamento presenta un gusto sopraffino e una minuzia nei particolari encomiabili.
Sicuramente il passaggio verso dei palati più “fini”, sta facendo diventare Zucchero un artista sempre più internazionale (e il tour lo dimostra) e meno legato a quelle logiche di mercato così stolte da poter essere seguite. Zucchero è sempre concentrato nello sforzo di trovare la formula che abbia successo e che richiami le folle (a tutti fa piacere vendere milioni di copie e riempire i palazzetti di grandi folle), ma anche intento a non prendere in giro un pubblico che è partito da album capolavori come “Blue’s” e “Oro incenso e birra”, e che quindi non segue certo l’artista in qualsiasi cosa faccia, ma anzi richiede degli sforzi notevoli per far sì che possa essere ancora credibile. Altrimenti, come disse lo stesso Sugar: “a volte, la migliore musica è il silenzio”.
Speriamo che il prossimo album di inediti parti da quel silenzio giusto per far nascere un grande album. Intanto non resta che godere degli “antichi fasti”, e di scoprire come la voce di Zucchero Fornaciari sia diventata oggi quella di un grande singer internazionale.