I Killers nel segno del Pop

Quarta opera della band di Brandon Flowers, che si mantiene Pop e in linea con le attese dei fans, seppur palese l’esclusione di molti brani, giudicati dalle major meno commerciali, dalla tracklist finale.

Killers cover

L’album Sawdust paleso’ come non tutte le canzoni migliori finiscono in un album, e come da una session studio possa nascere un numero di canzoni ben superiore a quello che poi finisce nell’album. Brandon Flowers aveva anticipato che per questo Day & Age le idee erano moltissime, e le canzoni altrettante. E lo stesso Brandon spinse per l’uscita di Sawdust proprio per avere piu’ tempo per la scrittura del nuovo album di inediti… visto che i fans, si sa, sono delle iene affamate.

Gia’ da Sam’s Town The Killers, nonostante la giovane eta’, facevano capire che la musica Indie Rock stava lasciando il passo a un Rock d’annata piu’ pomposo e ispirato, meno istintivo e pungente, piu’ curato e riflessivo.

Day and Age prosegue su quest’onda e candida definitivamente la band di Las Vegas ad essere i nuovi U2 planetari, perche’ proprio come la band di Bono ha un leader carismatico, dei testi creativamente originali e azzeccati, delle linee melodiche e armoniche uniche, date da continui cambi in funzione di una maggiore orecchiabilita’. Proprio questa dichiarata ricerca della melodia fa di Day & Age un altro disco gradevolissimo, che piu’ di Sam’s Town trova una orecchiabilita’ vincente, e meno di Hot Fuss trova freschezza e capacita’ di sorprendere.

“Joy Ride”, “Losing Touch” e “I Can’t Stay” si candidano a migliori pezzi del disco, mentre “Human” trovera’ il suo maggiore sfogo nei live e come singolo di supporto al disco. Il finale dell’album e’ piu’ ricercato e prettamente Rock, e la voce di Brandon si fa piu’ calda e passionale del solito, specie nel magico tappeto sonoro di “Goodnight, Travel Well”.

“A Dustland Fairytale”, con quell’ inizio elaborato e pianistico, e’ in pieno stile Killers, e piu’ di tutte ricorda i due precedenti album Sawdust e Sam’s Town, oltre che ad avere palesi reminescenze U2, dal suono della chitarra (uguale a quello di The Edge) alla voce di Flowers. “This is Your Life” anche ha un inizio in crescere, e il suono di basso e i cori della tastiera introducono alle solite dolci e inebrianti melodie scritte dal leader della band. Un’altra canzone con cui cullarsi nella propria camera, in buona compagnia, o on the road con i migliori amici di sempre.

Insomma, Day and Age, per gli amanti del Rock melodico, per i giovani in cerca di melodie sognanti, per gli adulti sempre bambini, e’ un disco imperdibile. Per i gusti maggiormente “senior”, per gli amanti del virtuosismo Rock (assoli o suoni ricercati), meglio cercare altrove.
Ma rimane che questa band e’ quanto di piu’ interessante la scena Pop mondiale e’ riuscita a produrre negli “anni 2000″.

Clint Eastwood, una maschera cinematografica per un altro grande film

Un Clint Eastwood esagerato per un film dai grandi significati.

Clint Eastwood è uno che con la sua enorme presenza sul grande schermo può prendere l’applauso solo per sé, facendo dimenticare tutto il resto. In “Gran Torino”, più di altri suoi recenti film, lo storico (è il caso di dirlo!) attore si prende la scena, grazie al personaggio fortemente caratterizzato, e grazie a dei primi piani del tutto eloquenti.

Il personaggio del vedovo dalla scorza dura, dell’ex milite di guerra (incredibile come la presenza militare degli Usa nella storia recente pesi sulla coscienza del popolo americano), di colui che vuole curare il suo giardino in tranquillità senza essere disturbato, di colui che vuole essere chiamato Walker e non certo Walkie, del vecchio che rifiuta le precedenti generazioni per valori e modo di vedere la vita, calza perfettamente a un Clint amaro, scorbutico, rabbioso e rigido.

Walker agisce però in modo impulsivo a molte delle vicessitudini a cui si trova di fronte, e non trova maniere differenti da quelle della violenza per risolvere i problemi. Punta il fucile verso chi cerca di rubargli la macchina, mostra sputi a chi disprezza, non esita a far riferimenti con durezza a violenza e all’uso della pistola. Nell’apparente leggerezza dei suoi gesti, nella sceneggiatura ironica e spesso esilarante, non possono sfuggire allo spettatore le conseguenze dei suoi gesti, che porteranno inevitabilmente ad esiti drammatici.

Ancora una volta Clint vuole ricordare come “violenza chiami violenza”, e di come, alla fine dei giochi, ci sia bisogno per forza del sacrificio di qualcuno per porre fine a questa. Come dire: che qualcuno si metta di parte, altrimenti qua non la finiamo più. Accanto al principale significato del film, scorrono altri aspetti fondamentali, come il conflitto generazionale, la promiscuità della società di oggi, il totale cambiamento di valori e abitudini del nostro tempo rispetto al passato. Un film da vedere sotto tutti i punti di vista e per qualsiasi tipo di pubblico.