Morgan dimentica che non e’ un concorrente di X Factor, e regala, nel suo nuovo album, un mix di cover senza il suo solito tocco ingegnoso, ma anzi una raffica di interpretazioni deludenti e senz’anima.
Lontani, lontanissimi, i tempi de “Canzoni dell’appartamento”, Morgan ha cambiato faccia e pubblico. E si sente. I Bluevertigo erano un bel progetto, e la strada solista intrapresa sembrava comunque avere un senso e una strada, che critici e pubblico speravano potesse continuare.
“Italian songbook volume 1″ (aiuto, e’ previsto anche un due e forse un tre?) e’ un album che non puo’ sussistere perche’ vuoto delle due caratteristiche di Morgan per essere un buon album di Morgan, e vuoto per essere anche soltanto un buon album in generale. Suoni e voce infatti crollano sotto la tentazione di regalare facili interpretazioni da cover, ed e’ un vero peccato che l’ex Bluevertigo giochi proprio sul terreno piu’ difficile per lui, quello delle interpretazioni. E senza ne’ una buona voce ne’ suoni interessanti, cosa c’e’ da ascoltare qui? Un disco da amatori, una tracklist ricca di interpretazioni lontane da essere anche soltanto registrate come realmente esistenti (non credo infatti che Paoli sia felice di questa “Il cielo in una stanza”).
Tantissimi cantanti in gara per X factor avevano una voce migliore della sua (che anche nella canzone “Domani” soffriva in rapporto a quelle degli altri artisti), ma Morgan rimaneva di grande credibilita’ per la sua capacita’ di risultare un grande artista anche senza una vera buona voce, e dimostrando come carisma e creativita’ fossero componenti che possono essere piu’ grandi e forti della voce. Ora, dopo questo album, sara’ veramente difficile mantenere Morgan come credibile arbitro di quella gara.
Non si sa quindi perche’ Morgan decida di giocare sul piano delle interpretazioni, si affidi ad un’Orchestra per le musiche, e rifiuti pressocche’ per tutto il disco al suo eclettismo che l’ha reso famoso.
La tv gli ha fatto male, e probabilmente l’immagine colorata con capelli arraffati gli ha fatto credere che bastasse arrivare come immagine per risultare eclettico. Una immagine eclettica in tv conta pressocche’ nulla in musica, e il lavoro in studio (e dal vivo, dove l’artista ha sempre sofferto) e’ tutt’altra cosa.
A Morgan l’augurio di godersi la notorieta’ e l’abbraccio del grande pubblico, a cui ormai sembra essersi abituato e compiacersi. Ma questo disco e’ davvero bruttino e gonfio di aria.
Preferivamo, insomma, la sostanza del passato alla forma di oggi.
