Battiato, sul ferro forgia musica d’autore con l’elettronica

Suoni elettronici uniti a chitarre sferzanti, voce intrecciata a controcanti e duetti, testi poetici e contaminati: ecco il Battiato del 2000 che con Ferro Battuto, anche se non regala il suo disco migliore, dona un’altra pietra miliare della musica italiana a cui i giovani musicisti e appassionati di musica non possono fare a meno, vista la dimostrazione su disco del come far funzionare testi poetici ma non melensi e scontati, melodia italiana ma non conservatrice, collaborazioni diversi con lo stesso sapore di qualita’.

Ci sono artisti le cui pause tra un disco e un altro si fanno quasi insopportabili, tale il vuoto la loro mancanza causa. In un momento musicale italiano che dai ‘90 in poi ha fatto a dir poco fatica a imporre qualcosa di moderno e contemporaneo, e che con l’avvento dei reality show e di una malapolitica poco incline a difendere la propria cultura non ha fatto altro che mettere a pubblica merce il prodotto artistico e culturale, gente come Franco Battiato e’ solo un miraggio, e anche alla sua rispettabile eta’ e’ ancora uno dei punti di riferimento per misurare la stato di salute della musica italiana.

Ferro Battuto e’ uno degli ultimi album di Franco Battiato, che dopo i fasti de L’Imboscata e Gommalacca, regala un disco impostato sulle basi elettroniche unite ai suoni acustici ed elettrici, e ai suoi soliti sontuosi testi (mano di Manlio Sgalambro, una garanzia di crudezza e crudelta’) unisce passaggi etnici e multiculturali interessantissimi, spaziando dalla lingua francese all’inglese, dal latino al tedesco.

“Il Potere del Canto” e’ uno sfogo elettronico di raro spessore, “Personalita’ Empirica” l’intreccio vocale uomo – donna, italiano – francese che da quel di piu’ a tutto il disco, come momento piu’ alto dell’opera; “Il Cammino Interminabile” tutta cantata in siciliano, sorprende per melodia e armonia, suoni e capacita’ di far volare lo spettatore in una spontanea danza tarantolata; “Sarcofagia” espone ancora un Battiato melodicamente vincente, ritmicamente ammaliante, poeticamente musicale e duro allo stesso tempo.

Poi c’e’ il tributo a Jimy Hendrix con “Hey Joe”, il duetto con il leader dei Simple Minds in “Running Against the Grain”, e “La Quiete dopo un addio” e’ poesia cantata, dolce opera d’arte in musica.

“Ferro Battuto” quindi, pur mancando di quel singolo da airplay musicale capace di arrivare al grande pubblico (vedi “La Cura” o ” Shock in My Town”), e’ un viaggio coerente e miscellaneo, che deludera’ solo chi la buona musica non puo’ ancora capirla.

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