“Ballo Sport” e “Il Sogno di Masha” in scena al Teatro Grande dell’Accademia sul Colle Aventino, tra classico e contemporaneo, dove le “doppie punte” e le musiche di Tchaikovsky si intrecciano con i passi animali e felpati a suon di musica elettronica. Due stili, tradizione e storia con modernità e nuove soluzioni per la coreografia come banco di prova per gli allievi dell’Accademia, che alla fine mette in luce nuovi talenti e ragazzi ancora acerbi, coreografi che hanno lavorato col cuore, e altri che hanno sbrigato il loro compito più frettolosamente.
In una splendida serata di fine Primavera romana (in verità un po’ troppo fresca per come ci si è abituati a questa latitudine…), nell’orario dove il giorno si mescola alla notte, e il solstizio d’estate si avvicina impietosamente regalandoci colori rossastri e bluacei alle 9 di sera, i danzatori dell’Accademia si esibiscono in un virtuoso e pieno programma di danza, banco di prova di fine anno per tutti, e occasione per intenditori, fans del genere e giornalisti di misurare il polso della danza in Italia.
Nell’inquitante quadro economico e di tagli di ogni Governo di oggi (dove Belgio e Olanda chiudono per bancarotta e la Grecia esce dall’Euro) settori di Alta Cultura come la danza sono quelli a maggiore rischio, sia perché l’impegno umano nel creare uno spettacolo di danza è abnorme, sia perché se si taglia alla sanità e all’istruzione, certo Istituti come questo sono tra i primi della lista nei tagli che lo Stato va a fare. Chiudendo la parentesi sul presente e futuro dell’Accademia in merito alla situazione politica italiana, c’è da dire che se si parla di crisi e di bilanci in rosso, bisognerebbe chiedere allo Stato dove siano quei soldi per la quale l’Accademia fu ingaggiata per curare lo spettacolo dei Mondiali di Nuoto, per il quale l’Italia si è fatta bella dinanzi il mondo, ma che pochi sanno ad oggi ha proposto quello show senza pagare chi ha lavorato per farlo… chiaro che poi un bilancio sia in rosso se si prevedono delle entrate scritte nere su bianche, che poi non arrivano per responsaibilità ignare all’Accademia (Balducci – Anemone and Co.)
Questa sera però (e fino a Venerdì 25 Giugno), è l’occasione di vedere quel “Ballo Sport” che folgorò ai Mondiali di nuoto, con pezzi coreografici curati da maestri come Ismael Ivo, Mc Gregor, Adriana Borriello e Zappalà. Vedere quanto talento e possibilità ci siano in Italia, quanti ragazzi con un carattere e una tecnica elevata l’Accademia sappia ancora sfornare. E’ l’occasione per parlare di danza. E’ l’occasione per accarezzare gli occhi di bellezza.
Prima del Ballo Sport è andato in scena “Il Sogno di Masha”, che ha regalato anche le sue grosse soddisfazioni. A cominciare dall’incantevole inizio della coreografia curata da Adriana Borriello sulle bambine dell’Accademia (massimo 11 anni!), che entrano come fiocchi di neve sul palco, e mettono in scena una serie di movimenti tra moderno e contemporaneo, lasciando a casa quella serie di stereotipi sulla danza che vuole le bambine a fare quei movimenti dolci e sgraziati per accontentare la mamma sugli spalti, ma mettendo invece subito alla prova dei futuri talenti con ciò su cui andranno veramente ad approcciarsi in futuro, che non saranno certi i Balletti Russi o un Walzer austriaco…
La serie poi di soli e brevi coreografie solistiche che succedono mettono in luce il lavoro fatto dagli insegnanti de l’Accademia, e divertono il pubblico senza noia né pause, arrivando all’intervallo in un sol boccone e con soddisfazione.
L’atteso Ballo Sport parte con una idea reagistica molto valida, e uno dei fiori all’occhiello dell’Accademia, Gianluca Possidente (già ne “La Compagnia”, tristemente chiusa per mancanza di soldi), è subito in primo piano, per la sua presenza e naturalezza, di corpo e di esecuzione, nei movimenti e nello spirito. Vanno in scena quindi il Nuoto (improvvisazioni coreografiche dei danzatori, alcune splendide), la scherma (coreografia di Annarita Pasculli, non molto incisiva), l’atletica (Michele Pogliani, che mette in scena una riuscita coreografia che vince nel suo complesso ma che stucca nei riferimenti troppo comuni a movimenti diffusi e stereotipati), la lotta grego romana (la migliore coreografia vista in scena, assolutamente ricca, nuova, fresca, vincente, che da ai danzatori, e non prende soltanto… a cura di Borriello), il pattinaggio (Zappalà, che però avrà da rimetterci le mani per fare la coreografia andata in scena veramente sua), l’equitazione (di Ismael Ivo, che delude perché non mette niente di proprio nell’esecuzione di danzatori forzuti e perfetti, lasciati sul palco più a fare i cavalli che non a rappresentare veramente lo sport dell’equitazione…).
L’Apoteosi dello Sport, che rappresenta il finale (sempre di Ismael Ivo) è strappa applausi e imponente, un vero piacere per l’occhio e lo spirito, che lascia la voglia di rivedere lo spettacolo anche il giorno successivo, per cogliere maggiormente le sfumature e soffermarsi di più su una parte del palco anziché un’altra.
L’Accademia Nazionale di Danza dovrebbe mettere sicuramente in mostra come la coreografia possa fare dei netti passi avanti ogni anno, e come i propri insegnanti e coreografi chiamati a far sì che nuovi danzatori e nuovi coreografi possano uscire dall’Accademia per dare veramente qualcosa di vero e brillante al mondo circostante riescano nell’intento: non sempre ci si riesce, e le molte luci e qualche ombra che escono fuori da questo spettacolo devono essere spunto di analisi per il presente e futuro della danza in Italia e sulle personalità su cui l’Accademia deve continuare a puntare sempre più e lasciarne invece indietro altre