Tutte le paure dell’America di oggi in questa pellicola iniziata già da qualche mese tramite il fenomeno mediatico della fitta comunicazione via trailer. Un trailer che faceva soltanto vedere la soggettiva della telecamera di una persona che scappava da un presunto mostro che stava distruggendo la città di Manhattan. E poi, il titolo: Cloverfield.
Così, la pellicola si apre cominciando a definire i personaggi che saranno i protagonisti di un’avventura a dir poco terrificante, come già sappiamo. Tutto si vede tramite la handycam di Rob, che prima riprende al mattino la sua ragazza, e poi lo troviamo a essere festeggiato dai suoi amici per la cena di saluto prima della sua avventura in Giappone come “Vicepresidente” di qualcosa, ripreso dal suo migliore amico, incaricato di riprendere i momenti salienti della serata, affinché ne rimanga un buon ricordo quando sarà in Giappone e avrà nostalgia di tutti i suoi amici.
Paradossalmente il film riesce a costruire la sua forza proprio qui, nella semplice e apprezzabile costruzione di personaggi “comuni”, che in poco tempo ci sembrano definiti e chiari ai nostri occhi. E, quando arriva ciò che aspettiamo dal primo minuto che ci siamo messi seduti, cioè la catastrofe, lo spettatore si pone subito con ala protettiva nei confronti di tutti i ragazzi che abbiamo visto sinora sorridere, bere, discutere.
Dopodiché le scene d’azione sono registrate con piani sequenza e di montaggio veloce davvero spettacolari ed efficienti, e l’adrenalina parte a ogni minuto che scorre. C’è tensione. C’è attesa. C’è curiosità. Cosa sarà quella cosa, cosa succedere ora, perché sta succedendo tutto questo? Spazio a delle domande molto brevi ed immediate, perché il ritmo delle vorticose e ansiogene scene del film non permette grosse riflessioni.
Se l’idea e le scene sono talmente spettacolari da prenderci subito, l’effetto assuefazione si fa però sentire dopo un po’. Tecnicamente nel cinema uno spettatore è pronto a degli intervalli emotivi piuttosto ampi prima di subire certe scene che portano con sé aggressività, ansia, violenza. Questo continuo movimento, l’incedere martellante di spari, palazzi che crollano, scosse elettriche, crolli, incendi, razzi, aerei, ponti che volano e quant’altro (c’è anche spazio per degli orribili ragnoni sganciati da questo mostro-Godzilla) creano una certa stanchezza fisica e mentale.
Stanchezza che dopo 50 – 55 minuti ci fa mal vedere il fatto che il ragazzo che ha la telecamera in mano si ostini a riprendere tutto, anche quando sta sul tetto di un grattacielo in pendenza appena crollato e” poggiatosi” sul grattacielo accanto, o quando uno dei ragnacci morde la sua amica facendole dei tagli mostruosi. Ad un certo punto del film succede quindi che questa telecamera non è più giustificata o giustificabile, e tutto ciò che vediamo sembra essere di conseguenza forzato.
L’idea, bellissima, di Cloverfield esplode in mano come una bomba a orologeria, creando dopo questo una cinquantina di minuti fastidio allo spettatore che, inevitabilmente, è portato a detestare questa telecameretta, che ad un certo punto è soltanto un mezzo che sta lì senza troppe motivazioni o ragion di esistere. Il film si poteva forse girare tutto con soggettive o piani sequenza, o altrimenti si sarebbe dovuto trovare un espediente per far sì che a un certo punto della vicenda questo meccanismo di ripresa tramite la handycam terminasse.
Peccato quindi, per un film rimasto incompleto, ma che resta comunque un film che regala delle scene assolutamente imperdibili al cinema, nonché l’ennesima dichiarazione di paura da parte degli americani per quelle catastrofi che da sempre hanno immaginato per la prima forza mondiale, e che da quell’11 settembre 2001 sembrano aver preso purtroppo forma nella realtà (fuori campo sentiamo, non a caso, qualcuno che dice: “è sicuramente un atto terroristico!”). Un consiglio: o vedetevelo ora in sala che ne vale davvero la pena (non ci siamo infatti soffermati sul calibro dei suoni: eccitanti), o poi sarà inutile vederselo in casa, a meno che non siate muniti di scherzo 100 pollici, dolby sorround da stadio, e poltrone con vibrazioni!