Caso Pavarotti – Isotta, quando non si capisce la differenza tra giornalismo e umanità

Quello che ha fatto Paolo Isotta- critico musicale di immensa conoscenza e capacità – il giorno dopo la morte di Big Luciano Pavarotti, è un qualcosa che sta tra l’indecenza e la mancanza di dignità, e la voglia di apparire e stare al centro dell’attenzione a tutti i costi.

Paolo Isotta ha infatti evidenziato degli aspetti negativi dell’artista Pavarotti, nel giorno in cui tutti dovremmo ricordarne i pregi. Quando muore un nostro caro o un nostro amico, ci scordiamo di quella volta in cui siamo quasi venuti alle mani, ma piuttosto ricordiamo il rumore del ruscello condiviso in quella fantastica giornata di sole dove tutti correvamo liberi e spensierati…

Isotta fa una recensione assolutamente estemporanea, parla di ipertrofismo, di aritmo, di mancanza di teoria, e di completo affidamento da parte di Pavarotti all’”orecchio”.

Eppure, qualsiasi giornale di tutto il mondo apre con la notizia della sua morte. La Cnn ne parla come “probably the most important musician in last 100 years”, in Cina si vendono decina di migliaia di dvd di pavarotti, dall’India al Gabon si parla di Luciano.

Forse per Isotta era arrivato il momento di far vedere che un critico è prima di tutto una persona, e portare un po’ di acqua alla sua categoria.

In questa maniera il critico Isotta non fa che allontanare il pubblico dalla critica, e sottolineando così l’enorme mancanza di dialogo oggi tra “esperti” e “massa”.

D’altronde, se i toni sono questi, nessuno potrà mai capirti. Isotta non doveva fare beneficienza. Poteva semplicemente parlare degli aspetti oggettivamente positivi dell’arte, della storia e della carriera di Pavarotti.

Io stesso, se penso a Luciano, penso a quante volte mi ha irritato davanti alla tv in dei duetti imbarazzanti, con artisti di dubbio valore (dagli Aqua alle Spice Girls) e permettendo alle “starucole” di turno di rovinare grandi classici della musica italiana che andrebbero invece coltivati con amore, e non dati in pasto ai maiali. Pavarotti ha avvalorato negli ultimi anni della sua carriera l’immagine dell’Italia “pizza e mandolino”, incapace di sviluppare qualcosa che sia in linea con la modernità, di proporre qualcosa non tanto di nuovo, quanto di una sua qualità identificativa.

Eppure, non posso che pensare ai brividi delle sue interpretazioni migliori, alle folle riunite da Parigi a New York, da Pechino a Modena, o concentrarmi su quel suo “Vincerò….. vincerò…. vincerò!”. Penso ai suoi sorrisi, e alle parole dei suoi amici migliori, che non sono d’occasione, ma vere e sincere. Perché, nonostante le critiche sull’uomo e i piccoli gossip in cui si è trovato, gli artisti amici gli sono sempre stati vicino e hanno sempre parlato di una persona straordinaria. Lo vediamo col saio di Miserere nel video della celebre canzone scritta da Fornaciari (che diede il La a tutto il percorso di fusione tra lirica e pop che Pavarotti ha tentato di percorrere fino a che ha potuto) a raccontare barzellette (nella videocassetta “Miserere Story”), a vederlo come una persona semplice, certo amante delle cose belle della vita, dalla buona tavola alla natura, dalle donne alla famiglia.
Isotta ha tentato il goal a porta vuota, il palonetto con il portiere a terra, il contropiede con un avversario infortunato. E’ riuscito a stare al centro dell’attenzione, è riuscito a parlare al Tg1 e a mostrare le sue indubbie capacità di critico e studioso della musica davanti a 9 milioni di telespettatori. Il prezzo da pagare, però, ora, è la totale lontananza della gente, perché per una volta, forse, non c’era bisogno di una verità, ma di un sogno.

Grazie Luciano,

noi ti vorremo sempre bene.

Pavarotti e il Pavarotti & Friends

Avendo sempre comprato i cd del Pavarotti & Friends, un po’ per sostenere le cause legate alla beneficienza, un po’ per ascoltarne il curioso prodotto musicale, da ieri sto riascoltando i cd.

Siccome molti ci hanno chiesto di consigliare qualche duetto, posso subito segnalarvi la stupenda “I hate you then I Love You” con Celine Dion, dove oltre alla precisione tecnica di Luciano e della cantante canadese, troviamo un groove davvero speciale, e un intreccio vocale quasi perfetto. Da non perdere.

In seconda battuta, “Baby, Can I Hol you tonight”, con Tracy Chapman: il gospel di Tracy si unisce in una bellissima esecuzione di Luciano, che tramuta la sua parte di testo in italiano, e riesce perfettamente a non togliere il pathos el’atmosfera scura del brano, donandone dolcezza e armonia celestiale. Un incontro tra sacro e profano, tra amore puro e amore sanguigno.

Infine, ho notato la stupenda “Manha de Carneval” con Caetano Veloso, ove il Maestro si trova ad affrontare anche la lingua spagnola, e la morbidezza del celebre brano è palpabile sin dalle prime battute.

Curioso infine sentire “You Are So Beautiful” con Pavarotti a duettare con mister Joe Cocker, e Alex Britti alla chitarra. Qui il Blues e la ballata Soul a volte stona con il cantato di Luciano ma, come si dice: “de gustibus”, e chissà che, nella curiosità di ascoltarla, vi piaccia anche. Si vi piacerà, allora buttatevi anche nella splendida ballad di Stevie Wonder “Peace Wanted Just To Be Free”, duettata con un Luciano visibilmente preso dalle stupende note, evocative e aperte come nuvole bianche.

Un articolo intelligente su “La Stampa”: articolo.

Una intervista pornoromantica su Livecity…

Carolina Cutolo, autrice del libro fenomeno “Pornoromantica” (2007, Fazi Editore), ci parla di amore e sesso legati alla musica, di lavoro, di vita di tutti i giorni, di Billie Holiday, di monolocali, di mojito e di radio… Intervista a tutto campo a colei che ha dato voce a tutti i pornoromantici!• Beh…che dire, finalmente! Strano modo di cominciare un’intervistina, ma la pornoromantica, oltre che essere tale, è anche una ragazza simpaticissima… e allora, come vanno le cose? Lavori sempre al solito Jazz / Music Club?

Ho ricominciato a lavorare con grande gioia, mi mancavano i colleghi con cui ci si diverte moltissimo e a fine serata ci si rilassa a chiacchierare al bar davanti alla sala vuota, mi mancavano i clienti indecisi che mi fanno divertire ad azzeccare i loro gusti inventandomi i cocktail, mi mancava arrivare all’ora del sound check e sentire i musicisti che si preparano al concerto e mi mancava persino tagliare il lime. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace in un ambiente che mi piace.

• Come è cambiata la tua vita, se è cambiata? Qualcosa sarà cambiato… e non mi riferisco certo alle decine di proposte indecenti che riceverai tramite mail…
La mia vita è cambiata in un modo che so perfettamente essere temporaneo, forse anche per questo sono tornata a lavorare così serenamente, mi rassicura tenere i piedi nella realtà. In generale cerco di vivermi ogni momento, bello o meno, perché so che tutta questa attenzione mediatica su di me finirà. A volte è molto stancante, ma mi costringe ad un esercizio quotidiano di attenzione da cui sto imparando moltissimo.

• Sai già quale è il tuo “target”, chi cioè compra il libro ed è interessato agli aspetti “pornoromantici” della vita di tutti i giorni?
Non pensavo ad un’età precisa mentre scrivevo, diciamo che immaginavo lettori dai 14 anni in su capaci di non prendersi troppo sul serio. Ora mi scrivono persone di tutte le età che hanno letto il libro e mi dicono le loro impressioni, ed è bellissimo ricevere i complimenti di una quattordicenne elettrizzata da una parte e di un ottantenne romanticissimo dall’altra.

• Ho letto delle cose bellissime quando definisci il “pornoromanticismo”. Siccome voglio queste belle parole anche su Livecity… Sei libera di incantarmi nuovamente.
Dicesi Pornoromanticismo l’attitudine a interrelare piuttosto che separare il sentire emotivo con l’esprimersi sessualmente. La parte romantica non è quella dell’amore eterno (in cui un vero pornoromantico non crede perché si tratta di una vile e pericolosa menzogna) ma quella dell’emozione e del desiderio per qualcuno che non riusciamo a spiegare, che ci scuote anima e corpo e ci fa perdere il controllo di noi stessi. La parte porno è invece la parte sì erotica, ma anche lucida, che desidera sempre vedere le cose nude e crude, appunto come in un film porno. Le due parti, quando interrelate, si compensano magnificamente: la parte romantica evita, grazie alla lucidità della parte porno, di sfociare in melense proiezioni e aspettative che raramente coincidono con la realtà; la parte porno, grazie all’emotività della parte romantica, evita di essere troppo razionale e fredda, e di costruire a tavolino strategie seduttive o scegliere oggetti del desiderio poco affini alla propria sensibilità. Per concludere basta condire il tutto con una buona dose di ironia e il gioco è fatto.

• Sfogliando il libro, ho trovato pochi riferimenti alle descrizioni effettive dei luoghi e delle atmosfere: non ti sei forse troppo concentrata a parlare “dello specifico”?
Ad esserci ci sono, ti faccio un esempio di accostamenti tra luoghi, atmosfere e situazioni specifiche: le terme di saturnia di notte, il posizionamento clandestino della tenda da campeggio, un dolcissimo rapporto anale; un appartamento al centro storico di Roma, una passeggiata all’alba in una piazza Navona incredibilmente vuota e il partner di una sera della protagonista che però non tromba mai al primo appuntamento; un bosco di ginepri, una fuga dai genitori, due bambini con le prime curiosità proibite; una cantina umida e polverosa, la paura di essere scoperti da altri inquilini, una sveltina estremamente romantica. Ma mi fermo qui perché potrei continuare chissà quanto!

• Allora, facciamo che Livecity ti serve da postilla: con che musica preferisci fare l’amore? Preferisci il silenzio? Dipende dalle situazioni?
Ho rinunciato a scegliere la musica per fare l’amore quando mi sono accorta che appena si comincia a fare sul serio non sento più nient’altro che il mio respiro e il suo! Da quel momento, quando me ne ricordo, casomai scelgo la musica pensando a quale vorrei per cominciare. Qualche esempio: Billie Holiday, i Doors, l’album Walking Wounded degli Everything but the girl, l’album Protection dei Massive Attack ma anche certi vecchi album dei Cure o dei Pink Floyd. Comunque dici bene che dipende dalle situazioni, una volta mi è capitato di farlo con un ragazzo con cui avevamo un rapporto anche molto mentale e ci piaceva immaginare le cose insieme, abbiamo messo su un disco di vecchissime canzoni romane (del genere de Il barcarolo romano, Nina che voi dormite, Affaccete Nunziata) e abbiamo immaginato di essere negli anni ’40 e di folleggiare ebbri dell’ottimismo del dopoguerra.

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• Indubbiamente, però, la musica, se non la si usa durante il sesso, comunque gioca sempre una parte nell’incontro di due persone. La musica ci inonda, ovunque ci si incontri, una colonna sonora di ogni rapporto, anche occasionale, c’è sempre. Ce la fai a ricordarti canzoni che ti hanno scatenato gli ormoni, che sono servite da scintilla, o che hanno semplicemente accompagnato il viaggio da un pub al tuo bellissimo monolocale?
Con un ragazzo una volta ho trombato con I will survive dei Cake, è stato perfetto, mi sono arrapata già solo mentre seduti a distanza ci guardavamo negli occhi e sogghignavamo sulla la chitarra iniziale del pezzo a tutto volume. Un altro pezzo storico, mi dispiace per te, è Reality della colonna sonora de Il tempo delle mele, ottimo per l’autoerotismo sentimentale, mi fa sempre sognare quando la sento. Una canzone che mi fa sentire invece particolarmente porca è Summertime nella versione di Janis Joplin, porca e disperata, un sentimento erotico e struggente, come da scopata d’addio.

• Quale cocktail sai fare meglio?
Mi dicono il mohito, ci tornano apposta. Ma io preferisco fare quelli in cui si shakera, più soddisfazione da mix.

• Ma nel monolocale come è la vita? Non stai strettina? O l’indipendenza rende tutto più.. “largo”?
L’indipendenza rende anche tutto più bello! E poco spazio significa anche che non sono vulnerabile per esempio alla sindrome da Ikea perché tanto non saprei dove mettere le cose. Ho tutto quello che mi serve e nonostante il poco spazio dormo in un lettone a una piazza e mezzo, ho un cortile tutto mio pieno di piante (tra cui da un annetto una bouganville e un gelsomino che cominciano ad arrampicarsi sulla parete), sto al piano terra ed ho una gatta che entra ed esce libera quando vuole e non mi fa sentire i sensi di colpa da essere umano presuntuoso che rinchiude un animale in un appartamento per puro egoismo, e soprattutto decido io quando lavare i piatti. Cosa posso desiderare di più?

• Ho comprato il tuo libro senza sapere minimamente chi fossi, ma da quando ho scoperto come tu rappresenti la perfetta ragazza studentessa che lavora per andare avanti e che per vivere da sola deve pagarsi l’affitto in una stanza… devo dire che mi sono ritrovato ancora di più in te. E’ incredibile come, per un ceto medio, i problemi dei ragazzi siano tutti gli stessi. Dalle palestre ai pub, tutti parlano di come rendersi indipendenti, anche senza una donna, ma intanto rendersi indipendenti. Che prospettive senti di avere te? La casa per te è un’ambizione? E la famiglia?
La mia ambizione principale è essere felice. Non la casa ma l’autonomia è per me un presupposto alla felicità, perché mi permette di costruire la mia vita sulle mie scelte più che su quelle altrui. Divertirmi a scrivere cose che magari continuano a piacermi anche dopo qualche tempo contribuisce alla mia felicità, così come scegliere di passare il mio tempo con persone che lo arricchiscono, che mi insegnano qualcosa senza avere la pretesa di insegnarmi niente ma solo essendo quello che sono. Ma anche cantare mi rende molto felice e immediatamente, sembra una magia, appena comincio mi sento bene. Anche la mia famiglia è molto importante per me, innanzitutto i miei genitori e mio fratello, con cui ho un rapporto bellissimo perché ci prendiamo continuamente in giro a vicenda e questo ci aiuta a non prenderci troppo sul serio. Per quanto riguarda me fino a qualche anno fa pensavo che se fossi morta senza avere figli avrei vissuto inutilmente, poi per fortuna ho cambiato idea. Ora credo che la mia vita ha il senso che gli do giorno per giorno, con o senza figli. I figli non si decidono a tavolino perché l’orologio biologico reclama, ma si sceglie di farli quando si incontra una persona speciale, con cui c’è un forte legame d’amore, e con cui si desidera avere dei bambini nello stesso momento. Se questo momento meraviglioso nella mia vita arriverà ne sarò felicissima, e inizierò questa nuova avventura col piede giusto, con amore. Ma se non verrà il momento sarò fiera di non aver messo al mondo un bambino per un qualsiasi altro motivo diverso dall’amore.

• Ci credi nella politica?
No. Credo nelle persone, quelle vere. E nel mondo politico non mi pare di vederne, mi sembrano tutti troppo incastrati nei meccanismi di scambi di favori, di trattazione di alleanze, di attenzione a non inimicarsi questo o quell’altro personaggio o organo di potere per vedere come vivono le persone qualsiasi e fare qualcosa per migliorarne la condizione.

• Ma tu lo sai che, chi legge il libro, ti immagina alta, bionda, e con le tette giganti??
Ora sì, me lo dicono in molti! Ma io sono contenta, perché poi quando mi vedono e non corrispondo all’immagine magari si rendono conto che avevano in testa uno stereotipo.

• Come ti sei trovata in tv, alle Invasioni barbariche e su Lucignolo?
Alle Invasioni Barbariche ero molto felice di partecipare perché è una trasmissione che seguo con piacere, soprattutto quando sono presenti personaggi che mi interessano. Ero molto emozionata e concentrata quel giorno, per fortuna è andata bene, ma anche grazie all’attenzione della redazione del programma che mi ha fatta sentire a mio agio, in televisione sono stata in situazioni molto più da catena di montaggio. Con Lucignolo invece ero un po’ preoccupata, temevo che mi avrebbero dato un taglio scandaloso che non volevo avere, visto che nel libro parlo del sesso come una cosa assolutamente naturale da prendere con gioia e leggerezza, gli scandali veri sono ben altri, il livello degli affitti a Roma per esempio che è arrivato a cifre vergognose lucrando sulle stanze per gli studenti, o il prezzo delle assicurazioni obbligatorie per le autovetture, una cosa indecente. Ma sono stata fortunata con Lucignolo, mi hanno assegnato la “lucignola” Irene Tarantelli con cui mi sono divertita moltissimo, dal primo momento è scattata una bella sintonia che secondo me era visibile anche nel servizio. Sono stata molto felice di come ha curato il montaggio e delle musiche che ha scelto come sottofondo per il servizio (per esempio la colonna sonora de Il meraviglioso mondo di Amelia di Yann Tiersen). Irene è una persona che ama il suo lavoro e si diverte a farlo, e nel mio caso ci siamo divertite insieme, una serata bellissima!

• Quanta gente ti ferma per strada e ti riconosce, oggi?
Faccio molta vita di quartiere quindi con le persone che incontro tutti i giorni ci si conosce almeno di vista, ma ogni tanto succede anche qui, un vicino di casa, la tabaccaia, il ragazzo della videoteca dove vado sempre mi hanno detto di avermi vista in tv! Ma fuori dal quartiere comincia a succedere anche più spesso, è divertente, mi piace fermarmi a chiacchierare e sapere le impressioni di chi non mi conosce. Succede anche al lavoro, l’altra sera per esempio un ragazzo al bancone ha preso da bere e poi mi ha chiesto dove poteva avermi vista perché gli sembrava di conoscermi, io che ho sempre paura di dire MI HAI VISTA IN TV e magari sentirmi rispondere MA NO, ERI AL MERCATO IERI MATTINA E MI HAI PESTATO UN PIEDE, cerco prima di capire se ci siamo visti dal vivo, ma mentre si cercava di capire dove potevamo esserci incontrati è intervenuta una mia collega: “Sta a fa’ la modesta, l’hai vista in televisione!” e così era! Per fortuna, sennò la mia collega me la mangiavo.

• Hai fatto anche promozione radio: lo trovi un mezzo efficiente per parlare di un libro?
La radio mi piace tantissimo, e la trovo assolutamente più efficace della tv, per moltissime cose e non solo per un libro. La televisione ti distrae con le immagini, la radio ti fa concentrare sulle parole, sui suoni, amplifica gli altri sensi, invita ad ASCOLTARE! Io mi diverto quasi sempre moltissimo in radio, in fondo è un po’ come il blog, parli a persone che non conosci e ti ascoltano senza vederti, e quindi anche se sono emozionata riesco ad essere meno timida. In tv invece ho sempre un po’ di ansia, e a volte mi viene la paranoia di sbagliare un congiuntivo, finire su blob e in un attimo diventare lo zimbello dell’Italia intera.

• Noti che il libro, dopo una apparizione televisiva, subisca un grosso aumento delle vendite? E dopo una ospitata in radio?
Dopo la presenta in tv è sicuro, ho visto una rivista letteraria da un mio amico in cui c’erano proprio i grafici con degli esempi reali, per esempio in uno di questi grafici c’era una linea che individuava il livello di vendite del tale libro di tal de tali, ed era assolutamente evidente che dal giorno dopo la partecipazione televisiva di tal de tali le vendite aumentavano vertiginosamente per poi, nel giro di qualche giorno, tornare al livello di vendite precedente. Della radio non so nulla, anche se mi hanno scritto molte persone che non sapendo nulla del mio libro mi avevano sentita parlare alla radio e si erano incuriosite al punto da cercare il blog. Ma un’altra cosa molto importante secondo me è il passa parola. Se tutti dicono che un libro fa schifo puoi andare in televisione quanto vuoi ma non venderà più di tanto, se invece ne parlano bene e magari si compiacciono di regalarlo, il libro girerà sempre di più.

• E il tour di promozione come è andato? Sul tuo blog possiamo leggere tutti i commenti data per data… come mai a seconda del luogo dove si va, si ha una accoglienza completamente diversa? Possibile che il pornoromanticismo esista in alcune aree del Belpaese, e in altre molto meno?
In verità su trenta date, e quindi trenta città in cui sono stata a presentare il libro con questo tour pornoromantico, solo un paio mi hanno riservato un’accoglienza fredda, e una delle due era a nord, l’altra a sud. Per l’ampio resto l’atmosfera delle presentazioni era molto simile: allegra, divertita, leggera. Di solito dopo la prima persona che rompe il ghiaccio e alza la mano per fare una domanda gli altri seguono a ruota, e si scatena un dibattito molto divertente. É stata anche intelligente la casa editrice che ha invitato per ogni città un ospite a presentarmi che spesso era un comico, o comunque una persona con un bel senso dell’umorismo che contribuiva a creare un’atmosfera divertente, anche perché altrimenti la presentazione di un libro rischia sempre di essere una cosa un po’ seriosa. In questa specie di giro d’Italia isole comprese ho scoperto che esiste un’Italia tutt’altro che bigotta, e anzi stufa delle ipocrisie di una certa televisione quando si parla di sesso e d’amore, sono stata felice di scoprire che non ho inventato niente ma solo dato voce a moltissime persone che la pensano e la vivono esattamente come me, a nord come a sud. Viva l’Italia!

• Stai già pensando a un altro libro?
Pensandoci sì, ogni tanto butto giù un incipit, uno scheletro di racconto, ma ancora non ci sto lavorando seriamente. Aspetto (come facevo con il blog) un’idea che mi stuzzichi oltre una certa soglia per dedicarmi allo svilupparla anima e corpo.

• Dove andrai questa estate?
Ho altre presentazioni in giro per l’Italia durante tutta l’estate, contemporaneamente lavorerò al locale, quindi non so se riesco ad andare in vacanza, e comunque non ci sto pensando. Un collega barman ha invitato me e altri amici a casa sua al mare, e forse deciderò all’ultimo momento di unirmi al gruppo, per ora non faccio programmi anche perché potrebbe ancora spuntare una presentazione chissà dove all’ultimo momento!

• Offri un bel consiglio dei tuoi ai nostri visitatori…
Non abbiate mai fretta di far godere una donna, più l’orgasmo femminile monta e più è potente quando arriva!

• … e alle nostre visitatrici!?
Non abbiate pudore di manifestare il vostro piacere! E soprattutto non fingete mai.
A entrambi i generi consiglio una buona dose di ironia e autoironia.

• Possiamo congedarci… andrai a qualche concerto prossimamente?
A parte quelli che vedrò comunque al locale mentre lavoro non saprei. Ho visto che viene a Roma George Michael, di cui sono fan dai tempi degli Wham!, ma questi concertoni di solito costano troppo, e tra i miei amici non ce n’è uno a cui piaccia con cui potrei andarci! Quindi temo che rinuncerò. Magari ci sono altri piccoli concerti a cui deciderò di andare all’ultimo momento, vivendo giorno per giorno sono davvero tante le cose che decido di fare all’ultimo momento!

• Bene, ora che lo hai detto vedrai quanti segugi ti cercheranno!
E infatti hai visto che brava a tenermi sul vago? E poi sfido questi segugi (se esistono) ad andare a vedere George Michael, non credo che si sorbirebbero un artista che piace quasi solo a me e ai gay al solo scopo di incontrarmi!

Un abbraccio e un grazie alla nostra Pornoromantica – doc, Carolina Cutolo.

Il sito: www.pornoromantica.splinder.com

Federico Armeni

Che cos’è la destra, cos’è la sinistra.

Il tentativo di dividere il Paese in due parti “destra – sinistra”, è un tentativo mediatico e comunicazionale chiaro ed evidente dalla formazione della seconda repubblica. E’ proprio negli ultimi anni che si è maturata una convinzione diffusa: l’Italia è divisa in due.

Su che è basato questo meccanismo? Ciò che non ti piace deve essere estremizzato verso la direzione opposta. Cosa comporta? Che qualsiasi cosa si faccia si prende sempre una posizione, a favore o contro.

Francamente non ho mai creduto che una canzone – o un’attività artistica – possa essere identificata con una parte politica. O peggio con un partito. O ancora peggio con una “direzione” (destra-sinistra).
La partitocrazia è un sistema parallelo alla democrazia, e purtroppo non combacia affatto. La democrazia è un modello ideale (e idealista anche) come fu il fascimo e il comunismo. Il secondo e il terzo hanno stra-fallito. Il primo è figlio dello studio proveniente dalla sociologia e dalla politologia degli ultimi decenni. E non è detto che funzioni realmente: il problema è che non lo si sta applicando, ed è difficile applicarlo, perché democrazia significherebbe anche essere sempre pronti a lasciare ad altri nuove scelte e nuove opinioni e considerazioni. La partitocrazia è invece un sistema chiuso, in cui chi ci entra è un fortunato, e lo fa solo dopo aver accettato determinate regole. E non è un caso che la carriera politica non inizi certo a trenta anni, ma anzi troppo spesso ben oltre i 50 anni!

chitarra1.jpgCosa vogliamo dire? Innanzitutto che il sistema in cui noi viviamo non può essere bypassato da qualsiasi settore, anche quello artistico, culturale e giornalistico.
In seconda battuta che il prodotto artistico non può essere ricondotto a una parte politica e strumentalizzato ogni volta, dividendo realmente il pubblico sin dalla sua creazione. Questa divisione sta creando un circolo vizioso che fa sì che “chi va da Fazio” è di sinistra, chi va da Maria de Filippi di destra. Chi viene promosso su rds è di destra chi va da Fiorello di sinistra.

La questione è annosa, e fu ritratta alla perfezione da Giorgio Gaber, che cantava, citando solo un estratto di quel capolavoro che fu “Destra – Sinistra”:

“Tutti noi ce la prendiamo con la Storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.

Ma cos’è la destra cos’è la sinistra.

Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
quasi tutte le canzoni son di destra
se annoiano son di sinistra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.

Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po’ di destra
ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po’ di destra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.

La patata per natura è di sinistra
spappolata nel purè è di destra
la corsia del sorpasso è a sinistra
ma durante le elezioni è a destra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.

La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po’ di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
son di merda più che sinistra.

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.”

In questo editoriale, proprio perché un editoriale e non una tesi (sarebbe interessante, però), ho voluto tirare un po’ di argomenti in ballo, e magari non dando alcuna conclusione, ma ciò che interessava a Livecity è far riflettere su queste cose, e su come quanto si possa essere ridicoli a fare queste divisioni. Possibile che un partito si appropri di valori umani che dovrebbero invece essere condivisi da tutti? Queste divisioni a mio avviso create proprio dalla partitocrazia, che ha interesse affinché le differenze si accentuino appassionando la gente in ciò che oramai non è più politica ma gossip politico. Come fu fatto col calcio, esasperato tanto da divedere le persone per tifosi, e tanto da rendere il calcio non più come tale ma come un circo studiato con precise forze politiche ed economiche in campo (ma le esasperazioni mediatiche vinsero).

Le avvisaglie dell’invasione nel territorio musicale e culturale ci sono da diverso tempo, e dè forse il caso di prepararci a mettere gli scudi ed analizzare tutto ciò che vediamo davvero secondo la propria sensibilità.

In realtà, se c’è una divisione reale, è quella tra persone che pensano con la propria testa (dette: intelligenti) e quelle totalmente rincoglionite da ciò che dicono “gli altri” (dette: pecore). E se non vogliamo che anche la musica diventi un campo da calcio, guardiamoci dentro e apriamoci veramente a ciò che ci piace e non piace senza pregiudizi.

Federico Armeni.

Tutto l’emblema del passaggio da Hit Parade a Eat Parade…

In italiano “hit” e “eat” suonano allo stesso modo, anche se la pronuncia inglese è diversa, ma in italiano “it” è “it”.

Ecco che i responsabili del tg2 hanno avuto l’idea azzeccata di chiamare la rubrica dedicata alla gastronomia in questo modo. Così, se dal 2000 abbiamo una assenza della “hit parade” (per tradizione intesa come la classifica degli album più venduti), dal 2005 possiamo dire che è diventata una rubrica sul cibo. Il presentatore del telegiornale annuncia: HIT PARADE! E si vedono spaghetti, vini, formaggi e prosciuttini.

La musica subisce così un innegabile affondo da parte della cultura odierna. Come se non bastasse la scomparsa di tramissioni forti come quelle di Red Ronnie, e dello stesso telegattone! Come se non bastasse l’insulso circo di cd live e top of the pops, così degradato negli anni da essere dirottato anche in Uk su fasce orarie a basso “traffico”.

E già, è un’epoca in cui va rimpianto il telegattone. E’ anche un’epoca dove le scelte si possono fare in maniera autonoma, ognuno può scegliere ciò che vuole e fregarsene altamente di quel canale e di quella trasmissione, di quel sistema e della televisione stessa. Per fortuna.
Questo ci salva, e Internet è oramai un mezzo che tutte le persone affamate di cultura e di intrattenimento, le persone curiose e pulsanti, amano e utilizzano come vero mezzo di informazione.

Detto questo, resta che il passaggio storico da “Hit parade” a “eat parade” è emblematico di diversi fattori che stanno marciando contro il naturale progresso della società, misteriosamente bloccatosi negli anni ‘80 per ragioni che ancora oggi sociologi e politologi stanno analizzando:
1) la mercificazione. Oramai parlare di musica equivale a parlare di zucchero e di sale.
2) la crisi della musica. Il prodotto musicale oggi non è capace di distinguersi come bene unico e davvero desiderabile come bisogno.
3) il blocco dello sviluppo. La musica non va più avanti come prima, si ripete e si ricicla, e il pubblico non riesce a crescere con lei, anzi è regredito e non sa più distinguere cosa è buono e cosa è cattivo. Un cane che si morde la coda insomma, perché la musica non aiuta il pubblico a crescere, e il pubblico non partecipa più come prima al processo di crescita grazie alla critica e all’analisi seria e sentita dell’opera musicale.

Provate a parlare di questi argomenti su cui passiamo la vita a studiare (ancora ci siamo, ebbene sì…) a quelli del tg2: vi proporranno una bellissima trasmissione su come cucinare degli ottimi tortellini!

Federico Armeni.

Tv di giorno Vs Tv di notte

Tv: ormai le si riconosce il ruolo di ASSOLUTA protagonista della comunicazione, da quando è stata creata ad oggi. In mezzo Secolo la tv ha cambiato la percezione di vita, l’orientamento in mezzo al mondo, non più incentrato la vita nella propria casa o dove si abita, ma attorno a una scatola in cui il mondo effettivo sta.

La realtà non c’è se non la vediamo in televisione. Se ci telefonano per dirci che c’è stato un attentato, accendiamo la tv per vedere se è vero. Internet ha ancora troppa poca età per soppiantarla, sebbene chi ne fa uso quotidianamente afferma che la tv è una scatola vecchia, lenta, da buttare. Ma quanti di loro accendono la tv dopo aver letto della bomba a Glasgow sul sito del Corriere?

Ecco che la televisione in questo contesto gioca quel ruolo primario legato alla crescita umana delle persone. Conta come la scuola e l’istruzione, perché fonda, insieme ad esse e al contesto familiare e sociale, la formazione totale della persona.

Dire che la tv faccia schifo a priori è falsità. Innanzitutto bisogna capire di quale tv si sta parlando e in quale Paese. In Italia viviamo in una tv molto molto poco “libera”: la Rai è statale (oggi statale non significa del popolo, da delle forze politiche di turno) e storicamente legata a un partito o l’altro (è passato troppo poco tempo da quando i canali venivano ripartiti istituzionalmente tra le tre maggiori forze politiche, per non esserci ancora influenze forti dal potere); Mediaset è di Silvio Berlusconi, uomo entrato in politica con un partito che oggi rappresenta la maggioranza relativa del paese. La7, unica a svolgere un ruolo di maggiore indipendenza, è terra di conquista di altri poteri che vogliono entrare in gioco. Quindi si parla di Italia, e di canali in analogico. In digitale, ad oggi, c’è poco di più. Sul satellite invece, c’è una televisione vicina a quel pluralismo che si sbandiera da 40 anni in questo Paese. Canali tematici e zero influenze politiche (beh, qualcuna, sì…). Nota: il fatto che l’invasione politica nei media ia considerata negativa, la dice tutta su che stato di poca considerazione e sfiducia abbia oggi da parte della gente.

La programmazione dei canali Rai e Mediaset è divisa completamente in due: di giorno siamo ai livelli della tv polacca, bulgara, rumena. Basta vedere i loro canali per notare la similarità. Con tutto il rispetto per questi Paesi… credo che l’Italia debba aspirare a un livello quantomeno superiore, vista la percentuale di laureati, la differenza di mezzi a disposizione, la sua storia. Di giorno troviamo programmini da encefalogramma piatto, discussioni da parrucchiere, incontri amorosi finti, dibattiti sulle cose più futili del mondo, film e fiction tv riciclate e spoglie di qualsiasi valore qualitativo ed etico, competizioni umane che fanno solo male, fatti di cronaca utilizzati per fare spettacolo. Poi: pubblicità. E ancora: pubblicità. I conduttori sono i peggiori, le ochette impazzano. La sera poi… ad eccezione di qualche “filmone”, e qualche sporadica trasmissione di valore (se in questo paese ci si appiglia ad “Anno Zero”, che in in Francia sarebbe un programma già vecchio, visto e rivisto, allora c’è da preoccuparsi… ma come si dice: in tempi di guerra ogni buca è una tana), stiamo nella pochezza assoluta. Pensate che qua esiste un programma spazzatura, diciamolo, “di merda”, come Cultura Moderna, che utilizza tra l’altro un titolo di una provocazione senza precedenti nei confronti di chi si fa un culo tanto per studiare e combattere per un modello di televisione più simile a quello della buona educazione e formazione dello spettatore che non a quello della volgarità e dell’assoluta deficienza. A pensare che Teo Mammucari era quello di libero, uno dei programmi migliori della tv moderna, e davvero della cultura moderna televisiva. E la nuova stagione tv non ci risparmierà la oramai eterna Maria De Filippi, colei che è riuscita a strumentalizzare le emozioni e i sogni dei ragazzi, a metterli in lotta a forza di pianti, abbracci, giochi sottobanco e strumentalizzazione delle qualità di giovani ragazzi. Clap Clap.

La notte. Perché di notte mi capita di vedere i film di Kubrick, i documentari sulla musica Soul e Rithm and Blues, le interviste più schiette e sincere ai politici, i salotti critici, programmi dove la parola scorre ben aldilà delle parole “bello, brutto, cattivo, buono”? Pensate a “Tv7″ di Rai1, o al programma di approfondimento del tg 2 “Mizar“… Pensate a “Il Cinematografo”. L’altra sera ho visto una intervista a Veltroni che viaggiava nella sua storia tra immagini e critiche televisive e musicali, una cosa diversa, una occasione per ascoltare una persona aldilà delle programmazioni di partiti ed economia… che tanto non verranno mai rispettate. E mi piacerebbe vedere queste trasmissioni, dove un giornalista può fare delle domande, anche a Berlusconi, perché no? Ho visto, alle 2 di notte, uno speciale chiamato “Le Strade dell’anima”, in cui Bono Vox commentava il Blues e il Soul, in cui Rufus Thomas e Solomon Burke suonavano dal vivo al Porretta Festival, in cui le strade di Memphis venivano filmate con amore e poesia. Ma la gente, la massa, verrà per sempre resa all’oscuro delle critiche cinematografiche di Rondi su “Il Cinematografo”, della musica dell’anima, degli speciali di Mizar, o delle punzecchiate di Mentana a Matrix.

Non si fa altro, così, che spezzare culturalmente il Paese in due. Quelli che hanno una propria attività, quelli che sono giovani e studenti, che possono vedere la tv la notte, e che vivono la sera quasi tutti i giorni. Contro quelli che, martoriati dalla sveglia alle 6 e 12minuti, non arrivano a finire il film della prima serata e si addormentano con il pezzo di carne tra i denti senza nemmeno passarsi il filo alle dieci di sera.

La televisione continua così a produrre merda, che viene puntualmente trasmessa agli orari di punta, e piatti gustosi, puntualmente serviti ad orari per soli eletti.

Perché, il tanto amato “buon senso”, sta solo nei discorsi del Papa e del presidente della Repubblica, e non viene rispettato da nessuno, neanche da coloro che usano le parole dei due soggetti più importanti in Italia (Stato – politica, Chiesa) per strumentalizzarle soltanto per fare solo i loro porci comodi?